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Partecipazione, bilateralità e responsabilità sociale

del 21/03/2013
di: Massimo Saotta
Partecipazione, bilateralità e responsabilità sociale
L'irresponsabile e incontrollata corsa alla finanziarizzazione dell'economia e delle imprese che erogano servizi pubblici essenziali, ivi incluse quelle elettriche, ha determinato una progressiva perdita di competenze produttive, di cultura dello sviluppo e di senso etico.

Va recuperata la centralità delle persone e del lavoro e va definito un nuovo modello di sviluppo, fondato non più sul rapporto tra crescita indiscriminata dei consumi e crescita della produzione, ma sul miglioramento delle condizioni di vita, su una più equa distribuzione della ricchezza, sulla dimensione sociale dei servizi universali: acqua, energia elettrica, telecomunicazioni, trasporti e gas sono beni che non possono essere gestiti in una pura e semplice logica di mercato e di profitto, ma debbono essere considerati in una visione di accesso universale oltre che un volano per lo sviluppo economico.

In tal senso, un approccio attivo alla gestione del capitale di impresa da parte dei lavoratori può sostenere le aziende nella costruzione di valore nel lungo periodo, evitando al tempo stesso gli eccessi di breve periodo.

La partecipazione dei dipendenti alla gestione dell'impresa, la cosiddetta share economy, si configura sempre più come un sistema economico-sociale che intende favorire lo sviluppo delle forme di partecipazione dei lavoratori ai processi decisionali dell'impresa e alla distribuzione degli utili prodotti, attraverso strumenti gestionali, finanziari ed economici, creando le condizioni per lo sviluppo di un capitalismo «socialmente orientato».

La questione dell'azionariato dei lavoratori, la presenza nei comitati di partecipazione, la definizione di nuovi sistemi di produttività condivisi sono temi di grande interesse, politico e sindacale, che possono dare, finalmente, concretezza alla responsabilità sociale d'impresa.

Il fondamento della partecipazione va indicato principalmente nella convergenza di obiettivi fra i diversi attori dell'impresa e la sua prospettiva si delinea come un intreccio, articolato e dinamico, fra efficienza ed equità, e si può costruire su due dimensioni: collaborazione e integrazione.

Tutto ciò può essere realizzato sviluppando la partecipazione strategica alla governance, rivedendo il diritto societario e incentivando l'adozione da parte delle imprese di modelli di gestione «duale», per riportare la crescita della produttività (di tutti i fattori della produzione e non solo di quella del lavoro) al centro delle priorità di politica economica ed industriale, favorendo lo sviluppo dell'azionariato dei dipendenti attraverso il trasferimento di una maggiore quota della ricchezza prodotta con sistemi premianti costruiti sulle prestazioni finanziarie globali delle imprese stesse.

L'Enel presentava una situazione favorevole per la creazione di una associazione di dipendenti azionisti (con circa 70 mila lavoratori ed ex lavoratori in possesso di azioni, con una quota di capitale sociale di circa lo 0,3%): A.Di.G.E., l'Associazione dei dipendenti azionisti del gruppo Enel, rappresenta una sfida sul versante del capitalismo associativo, con la finalità di raccogliere le deleghe di voto presso gli associati al fine di consentirne la partecipazione alle assemblee, concepita come partecipazione collettiva. Purtroppo, a testimonianza della scarsa attenzione ai temi della bilateralità, della partecipazione e della responsabilità sociale d'impresa, il gap culturale italiano sta impedendo il decollo di questa iniziativa e di un avanzamento concreto sul tema della partecipazione dei lavoratori.

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