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L'affido di servizi pubblici con bando è legittimo

del 21/03/2013
di: di Andrea Mascolini
L'affido di servizi pubblici con bando è legittimo
È costituzionalmente legittimo prevedere l'obbligo di affidamento dei servizi pubblici con procedura ad evidenza pubblica e stabilire che il maggiore ricorso all'affidamento in gara costituisca indice di «virtuosità» per gli enti locali. È quanto afferma la Corte costituzionale nella sentenza del 13 marzo 2013, n. 46 che si è pronunciata su diverse norme del decreto-legge 1/2012 convertito dalla legge 27/2012 su un ricorso presentato dalla Regione Veneto. Fra le diverse censure avanzate dalla Regione Veneto una riguardava l'adozione obbligatoria della procedura ad evidenza pubblica per l'affidamento dei servizi, e non le procedure in house, ritenuta in contrasto ai sensi dell'art. 117, comma primo, della Costituzione con la disciplina comunitaria, che non esclude affatto la possibilità dell'affidamento in house e in violazione della competenza legislativa regionale. Inoltre, si sosteneva nel ricorso, la normativa nazionale, escludendo nei fatti la possibilità di affidamenti in house (in seguito a una valutazione negativa operata ex ante), non considera che questa tipologia di affidamento di servizi può essere in concreto più efficiente e virtuosa e finisce per privare gli enti territoriali della possibilità di valutare le proprie esigenze e di scegliere la modalità di gestione dei servizi a loro più convenienti. Su questo punto la Corte conferma la legittimità della normativa affermando che la disciplina delle procedure ad evidenza pubblica è stata costantemente ricondotta dalla giurisprudenza costituzionale alla materia «tutela della concorrenza», con la conseguente titolarità da parte dello Stato della potestà legislativa esclusiva. In particolare la Corte motiva la conferma della legittimità delle norme impugnate dalla Regione con la considerazione che «l'intervento normativo statale, con il decreto legge n. 1 del 2012, si prefigge la finalità di operare, attraverso la tutela della concorrenza (liberalizzazione), un contenimento della spesa pubblica» e che tale scopo viene ritenuto perseguibile con l'affidamento dei servizi pubblici locali con il meccanismo delle gare ad evidenza pubblica, in quanto «dovrebbe comportare un risparmio dei costi ed una migliore efficienza nella gestione». È in questa ottica – dice la sentenza – e in coerenza con la normativa comunitaria che il legislatore ha deciso, da un lato di promuovere l'affidamento dei servizi pubblici locali a terzi e/o a società miste pubblico/private e, dall'altro lato, di contenere il fenomeno delle società in house. La scelta, operata nel 2012, di prevedere come uno degli elementi di valutazione di «virtuosità» degli enti l'applicazione di procedure di affidamento dei servizi ad evidenza pubblica ha, secondo la sentenza, il pregio di non privare le Regioni e gli altri enti territoriali delle loro competenze e di limitarsi a valutare il loro esercizio ai fini dell'attribuzione del «premio», ovvero della coerenza o meno alle indicazioni del legislatore statale, che – comunque – ha agito nell'esercizio della sua competenza esclusiva in materia di concorrenza. Viene infine confermata anche la legittimità della sottoposizione delle società in house ai vincoli derivanti dal patto di Stabilità, dal momento che con tale disposizione si è, infatti, reso legislativamente esplicito un adempimento di origine comunitaria rientrante in quei contenuti minimi non derogabili cui fa riferimento la sentenza n. 325 del 2010.
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