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Energie rinnovabili, risparmi per la fiscalità light

del 16/03/2013
di: di Andrea Mascolini
Energie rinnovabili, risparmi per la fiscalità light
Per l'energia fotovoltaica verranno confermati i «vantaggi fiscali» e dal 2016 gli incentivi per le rinnovabili potrebbero essere sostenuti con risorse variabili da 0,5 a 1,5 miliardi di euro l'anno. Intanto sono stati già raggiunti risparmi per 2,5 - 3 miliardi di euro l'anno con le riduzioni degli incentivi avviate con i decreti per le rinnovabili. Sono questi alcuni degli elementi che si traggono, per il settore delle energie rinnovabili, dalla lettura dalla Sen (Strategia Energetica Nazionale), approvata con il decreto interministeriale 8 marzo 2013 a firma di Corrado Clini e Corrado Passera. Il testo finale del corposo documento (140 pagine) cui rinvia il decreto, giunge dopo una consultazione pubblica avviata dopo l'approvazione a ottobre in Consiglio dei ministri della prima bozza. Per quel che concerne le rinnovabili elettriche il documento premette alcuni positivi risultati raggiunti attraverso il varo di due decreti ministeriali (uno per la tecnologia solare fotovoltaica, uno per le altre tecnologie rinnovabili): riduzione degli incentivi unitari, con una riduzione di spesa di circa 2,5-3 miliardi di euro all'anno rispetto al costo inerziale che si sarebbe raggiunto con il precedente regime. In prospettiva, si mette anche in risalto come la cosiddetta «grid parity» sia vicina e in molti casi essa sia già una realtà in molte regioni del Sud e, secondo diversi studi, a brevissimo anche in Nord Italia; ciò fa sì che «la tecnologia fotovoltaica sia già competitiva senza incentivi con i prezzi di mercato finale in ipotesi di autoconsumo», mentre si è «ancora lontani da una piena competitività con i costi di generazione tradizionali, ossia con il Pun». In concreto il documento evidenzia alcune misure di accompagnamento alla grid parity da attuare per i prossimi anni. Fra queste si richiamano anche «taluni vantaggi fiscali possibili grazie alla normativa in materia di realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici, inclusi quelli conseguenti l'installazione di impianti a fonti rinnovabili (decreto-legge 201/11)». Un cospicuo aiuto dovrebbe poi arrivare dalla semplificazione dei procedimenti autorizzativi per il collegamento alla rete e la messa in esercizio degli impianti (soprattutto quelli piccoli) e dalla revisione del meccanismo di scambio sul posto, da semplificare nelle procedure e da ampliare nella sua applicazione. L'obiettivo, ambizioso, è giungere ad un sistema basato su apporti da produzione sia incentivata, che non incentivata (sostanzialmente da fotovoltaico) in maniera da raggiungere, secondo il Ministero dello Sviluppo economico, valori di produzione di 120-130 TWh/anno. A ciò si dovrebbe arrivare realizzando la capacità prevista nei due decreti ministeriali del 2012; puntando su una nuova capacità installata in grid parity per il fotovoltaico, oggi stimabile fino a 1 GW/anno; realizzando un 'effetto sostituzione' per le altre tecnologie rinnovabili, che potranno svilupparsi senza generare aumenti del prelievo tariffario annuo (anzi, consentendone una riduzione), essenzialmente grazie alle uscite dei vecchi impianti dai precedenti meccanismi di incentivazione maggiormente onerosi. In ogni caso, però, complessivamente vi sarà un aumento dei costi in bolletta, dai 10,5 miliardi di fine 2012 a circa 11,5-12,5 nel 2020. La fuoriuscita di impianti dal regime incentivato (impianti installati nei primi anni 2000 con incentivi unitari maggiori rispetto a quelli attuali) permetterà, dal 2016, di continuare a sostenere incentivi per le rinnovabili con ulteriori fondi pari a 0,5-1,5 miliardi di euro l'anno a regime.
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