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Rischiano l'illegittimità fiscale gli appalti solidali

del 13/03/2013
di: di Fabrizio G. Poggiani
Rischiano l'illegittimità fiscale gli appalti solidali
La disciplina sulla solidarietà fiscale è a rischio illegittimità. La sanzione prevista, che può arrivare fino a 200 mila euro, è contraria al principio di proporzionalità. Così l'Associazione italiana dottori commercialisti ed esperti contabili (Aidc) di Milano è intervenuta ieri, sulle novità introdotte in materia di solidarietà fiscale negli appalti, di cui all'art. 13-ter, dl n. 83/2012. Gli autori indicano il perimetro applicativo, ricordando che la disciplina si applica alle obbligazioni nascenti dai contratti di appalto e sub-appalto, in ambito di attività d'impresa, e riguarda la responsabilità solidale sul pagamento di Iva e ritenute. Restano fuori, pur in assenza di un'esclusione implicita, i rapporti di questo genere le cui prestazioni risultino soggette all'inversione contabile, di cui alla lett. a), comma 7, art. 17, dpr n. 633/1972. La disciplina prescrive sanzioni corpose, da 5 a 200 mila euro, sia per il committente, sia per l'appaltatore che non esegue le verifiche dirette sui versamenti o che, in alternativa, non ottiene una dichiarazione sostitutiva o l'asseverazione di professionisti abilitati, che attesti la regolarità di versamento. Come indicato dalle disposizioni comunitarie, gli stati membri possono stabilire, senza previa autorizzazione, che il responsabile in solido per l'assolvimento dell'Iva sia soggetto diverso dal debitore, ma in via generale, per contrastare le frodi tributarie, nel rispetto della parità di trattamento (art. 205 e 207, comma 2, direttiva 2006/112/CE). La giurisprudenza comunitaria, in particolare, ha ribadito nella sentenza nella causa C-384/04, che gli stati membri possono applicare una simile disciplina, ma nel rispetto dei principi di certezza del diritto e di proporzionalità.Pertanto, gli autori evidenziano un forte profilo d'illegittimità della disciplina, sia riguardo ai principi appena enunciati che a quelli relativi al legittimo affidamento, che di effettività.Dal punto di vista del rispetto del principio di proporzionalità è stato evidenziato che l'applicazione dovrebbe essere subordinata all'esistenza di un'attività orientata alla frode, in tal caso di natura fiscale, di cui sia a conoscenza il committente-imprenditore o l'appaltatore, che la sanzione, non correlata al mancato pagamento ma alla mancata dimostrazione di aver vigilato, è totalmente eccessiva nell'entità e che il blocco dei pagamenti (si aggiunge totale e non parziale) crea un danno all'appaltatore eccessivo rispetto all'obiettivo anti-frode. Con riferimento al principio della certezza del diritto, il controllo imposto al committente o all'appaltatore è complesso e articolato e non facilmente attuabile, con riguardo al legittimo affidamento, la disciplina non considera valida la certificazione emessa da soggetti diversi, come per la procedura DURC e, infine, con riguardo al principio di effettività, viene attribuita un'alta valenza all'autocertificazione rilasciata dall'appaltatore o dal sub-appaltatore che, se in mala fede, potrebbe comunque rilasciare attestazioni falsi e mendaci per ottenere l'incasso per la prestazione eseguita. In conclusione, anche l'associazione non può che prendere atto della presenza di una disciplina squilibrata tra l'obiettivo prefissato (lotta alle frodi) e gli effetti (implementazione “ingiustificata” degli adempimenti posti a carico dell'appaltatore e/o del committente).

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