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L'autotutela parziale è blindata e non impugnabile

del 12/03/2013
di: di Debora Alberici
L'autotutela parziale è blindata e non impugnabile
Il provvedimento di autotutela parziale non è un nuovo accertamento e quindi non può essere impugnato. Il contribuente, dunque, può proporre ricorso entro il termine 60 giorni, che decorre dalla data di notifica dell'accertamento originario. Lo ha precisato l'Agenzia delle entrate, con la circolare 1E/2013.

Con la risposta a un quesito posto dalla stampa specializzata, l'Agenzia ha chiarito che se i vizi non incidono sulla validità dell'atto impositivo (per esempio, un errore di calcolo), l'ufficio può rettificare la pretesa con un provvedimento di autotutela parziale, da comunicare al contribuente. Il riesame parziale, però, «non si configura come un nuovo atto, sostitutivo del precedente annullato, bensì come una rettifica dell'originaria pretesa impositiva». Pertanto, il termine di 60 giorni per la presentazione del ricorso decorre «dalla data di notifica dell'atto originario».

In effetti, se i vizi dell'atto impositivo sono tali da incidere sulla sua legittimità, l'amministrazione finanziaria è tenuta a disporne l'annullamento e a emettere un provvedimento sostitutivo, purché ciò avvenga entro i termini di decadenza. In questo caso si tratta di un nuovo atto, impugnabile nei termini ordinari.

È invece possibile operare un rettifica parziale, comunicando l'esito sia al contribuente sia al giudice presso cui pende la controversia.

Naturalmente, il provvedimento di rettifica deve essere più favorevole al contribuente rispetto all'atto originario. In caso contrario, si configura un nuovo accertamento soggetto ad autonoma impugnazione.

Quando si procede all'annullamento di un atto affetto da illegittimità si tutelano gli interessi della stessa amministrazione, in quanto la sua finalità è quella di realizzare l'interesse pubblico e non già di garantire al contribuente un ulteriore mezzo di tutela oltre a quelli già previsti dall'ordinamento.

Per l'esercizio del potere di autotutela non è richiesta alcuna istanza del contribuente. Il potere non viene meno se la controversia pende innanzi al giudice, né se sia intervenuta una pronuncia né se l'atto sia divenuto definitivo per mancata impugnazione entro il termine di decadenza.

Soltanto il giudicato sostanziale (vale a dire la sentenza non più impugnabile con i mezzi ordinari che non abbia pronunciato solo su questioni di rito) impedisce l'emanazione del provvedimento di riesame. La Commissione tributaria regionale di Roma, sezione XIV, con la sentenza n. 40/2012, ha stabilito che l'amministrazione finanziaria deve essere condannata a pagare le spese processuali, in caso di annullamento dell'atto impositivo in corso di causa, solo se abbia posto in essere un «comportamento riprovevole» nei rapporti con il contribuente.

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