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Smaltire i rifiuti costerà di più in alcuni comuni

del 09/03/2013
di: di Sergio Trovato
Smaltire i rifiuti costerà di più in alcuni comuni
Pagheranno una Tares più salata i cittadini di quei comuni che hanno deciso di investire somme rilevanti in beni e servizi necessari per lo smaltimento dei rifiuti (macchinari, impianti eccetera): tali costi, infatti, dovranno essere caricati sulla tariffa.

Il Ministero dell'economia e della finanze indica ai comuni il percorso da seguire per la gestione della nuova tassa sui rifiuti e i servizi istituita a partire da quest'anno. Sul sito ministeriale, infatti, sono state pubblicate ieri le linee guida per la redazione del piano economico-finanziario e la determinazione delle tariffe.

Alle amministrazioni locali spetta il compito di predisporre il piano economico e finanziario e di determinare le tariffe per le utenze domestiche e non domestiche. L'obiettivo primario è quello di garantire la copertura integrale dei costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani. Secondo il Ministero, il metodo da seguire «è costituito da un complesso di regole, metodologie e prescrizioni per determinare, da un lato, i costi del servizio di gestione e, dall'altro, l'intera struttura tariffaria applicabile alle varie categorie di utenza». La tariffa deve essere commisurata - almeno nella versione «tributaria», alle quantità e qualità di rifiuti prodotti per unità di superficie, rapportate agli usi e alla tipologia di attività svolte. La Tares è un'entrata tributaria, ma va ricordato che i comuni che sono in grado di misurare i rifiuti effettivamente conferiti, possono optare per la gestione del servizio attraverso una tariffa puntuale, avente natura corrispettiva.

Il piano finanziario deve contenere il programma degli interventi richiesti dalla normativa ambientale, gli acquisti di beni o servizi e la realizzazione di impianti. Deve inoltre essere specificato se il servizio è affidato a terzi. Al piano va allegata una relazione sul modello gestionale e organizzativo prescelto e sulla qualità dei servizi. Nella elaborazione del piano una importanza particolare rivestono i profili economico-finanziari. Annualmente occorre porre in rilievo i flussi di spesa e i fabbisogni occorrenti a fronteggiarli, indicando anche gli aspetti patrimoniali ed economici della gestione. In effetti, è dal piano che bisogna partire per determinare le tariffe e per adeguarle di anno in anno. Del resto, come recita l'articolo 14, comma 23, del dl 201/2011, è il consiglio comunale che deve approvare le tariffe Tares entro il termine fissato da norme statali per l'approvazione del bilancio di previsione, «in conformità al piano finanziario» del servizio di gestione dei rifiuti urbani. Competente alla redazione del piano è il soggetto che svolge il servizio.

La tariffa Tares deve essere composta da una quota determinata in relazione ai costi del servizio di gestione dei rifiuti (investimenti per le opere e relativi ammortamenti), e da una quota rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all'entità dei costi di gestione, compresi quelli di smaltimento. Sotto quest'aspetto la norma del dl Monti (articolo 14 del dl 201/2011), che ha istituito il nuovo regime di prelievo, si uniforma alla previsioni che il legislatore aveva già stabilito per la Tia1 e la Tia2. Le stesse regole valgono anche per i rifiuti assimilati agli urbani. I comuni possono applicare un coefficiente di riduzione proporzionale alle quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero.

Nelle linee guida viene illustrato il percorso che gli enti devono osservare per determinare la tariffa. In particolare, la metodologia tariffaria si articola nelle seguenti fasi: individuazione e classificazione dei costi del servizio; suddivisione dei costi tra fissi e variabili; ripartizione dei costi fissi e variabili in quote imputabili alle utenze domestiche e alle utenze non domestiche; calcolo delle voci tariffarie, fisse e variabili, da attribuire alle singole categorie di utenza. L'articolo 14 impone l'integrale copertura dei costi del servizio. Quindi, sia quelli di investimento che di esercizio. Tuttavia, le voci di costo (spazzamento, raccolta, trasporto e via dicendo) sono solo quelle elencate dal regolamento sul metodo normalizzato (dpr 158/1999). Regolamento che si applicherà a regime, in quanto la legge di Stabilità (228/2012) ha abrogato la norma che prevedeva l'emanazione di un nuovo provvedimento attuativo.

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