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La consulenza del lavoro non è delegabile ad altri

del 01/03/2013
di: Daniele Cirioli e Dario Ferrara
La consulenza del lavoro non è delegabile ad altri
Un'associazione di categoria può svolgere per conto delle imprese rappresentate l'attività propria di consulenza del lavoro, ma non può anche delegarla a terzi. È quanto afferma la Corte di cassazione nella sentenza n. 9725 deposita ieri.

La vicenda riguarda l'attività svolta da una società in accomandita semplice, costituita per il 99% da un soggetto persona fisica (accomandatario: l'imputato) e per l'1% da un'associazione di categoria (accomandante) abilitata dalla legge n. 12/1979 agli adempimenti previdenziali relativi ai lavoratori subordinati delle imprese associate. Sulla vicenda la Corte di appello di Firenze, la cui pronuncia è stata appellata in Cassazione per la cancellazione, ha condannato l'accomandante per reato di abuso di esercizio della professione di consulente del lavoro.

La Cassazione conferma la decisione della Corte di appello. È vero, spiega la sentenza, che la legge n. 12/1979 riconosce alle imprese artigiane, nonché alle altre piccole imprese, anche cooperative, la possibilità di affidare l'esecuzione degli adempimenti in materia di lavoro, previdenza e assistenza sociale dei lavoratori dipendenti a servizi istituiti dalle rispettive associazioni di categoria, ma deve escludersi che queste medesime attività possano essere da tali associazioni di categoria «delegate», in qualsiasi maniera, a terzi, pena l'aggiramento delle disposizioni della citata legge sulla garanzia delle prestazioni professionali.

In conclusione, la Corte afferma il seguente principio: «Sussistono gli estremi del reato di esercizio abusivo di una professione laddove la gestione dei servizi e degli adempimenti in materia di lavoro, previdenza e assistenza sociale venga curata, non da dipendenti di un'associazione di categoria, di cui l'art. 1, comma 4 della legge n. 12 del 1979 eccezionalmente riconosce la possibilità di quella gestione, ma da un soggetto privo del titolo di consulente del lavoro, ovvero non iscritto al relativo albo professionale, che sia socio di una società solo partecipata da una di quelle associazioni di categoria».

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