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Ingovernabilità: gli studi stranieri battono ritirata

del 27/02/2013
di: La Redazione
Ingovernabilità: gli studi stranieri battono ritirata
Gli studi legali e commerciali internazionali annusano aria di tempesta in Italia. E, dopo le elezioni che hanno sancito la sostanziale ingovernabilità dal paese, stanno preparando un piano B. In alcuni casi con decisioni drastiche: chiudere baracca e burattini e lasciare l'Italia, giudicata ormai inaffidabile per tanti motivi, che vanno dall'eccesso di burocrazia al continuo cambiamento delle regole fino alla stagnazione della crescita che ha reso ormai difficile fare affari nel Belpaese. È un po' lo scenario che ieri mattina si sono prefigurati molti studi stranieri negli uffici milanesi aperti all'indomani del voto. Una notte di riflessioni che ha in alcuni casi innescato risoluzioni pesanti. Come quella che un managing partner di uno studio di livello internazionale si è visto arrivare per posta elettronica di primo mattino: chiudere in tempi brevi conti e rapporti e dire ciao ai business tricolore. Tutto questo mentre a causa della crisi qualche grande studio legale ha già deciso di qui all'estate di mandare a casa una trentina di dipendenti, per i quali probabilmente sarà individuata una forma di collaborazione meno strutturata. Va peraltro sottolineato che negli ultimi mesi l'Italia è ormai la cenerentola, sul mercato Emea (Europa, Medio Oriente e Africa), nel settore delle merger&acquisition. Secondo l'ultimo rapporto Deal Drivers Emea curato da Mergermarket e Merrill DataSite (che AvvocatiOggi/ItaliaOggi7 approfondirà lunedì prossimo 4 marzo), fatto 100 il totale delle operazioni m&a dello scorso anno, l'Italia ha contato solo per il 7,1% in termini di valore e per il 6,0% in termini volume, in una classifica dominata da Gran Bretagna e Germania, che insieme fanno quasi metà del mercato. Un indicatore che dà il segno della crisi che il paese sta attraversando, che rende poco allettanti operazioni di fusione e acquisizione da parte di investitori stranieri, abbattendo sensibilmente anche i volumi di lavoro dei grandi studi legali d'affari italiani, che ormai preferiscono puntare sempre più su settori «redditizi», quali il restructuring o il finance-banking (in particolare seguendo l'emissione di corporate bond o operazioni di rifinanziamento del debito delle aziende). Non è un caso, su questo fronte, che l'unica classifica nella quale compaiono studi italiani nel rapporto Deal drivers Emea sia proprio quella del finance, con due grandi studi come Chiomenti e Gianni origoni Grippo & partners rispettivamente al 9° e 10° posto dei legal advisor.
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