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La class action è anche fiscale se l'oggetto è identico

del 23/02/2013
di: di Debora Alberici
La class action è anche fiscale se l'oggetto è identico
Il processo tributario apre alla class action. Infatti è legittimamente proponibile un unico ricorso cumulativo da parte di diversi contribuenti contro diverse cartelle di pagamento ove abbia come oggetto una questione identica. Insomma nel processo non ci sono norme che impediscono l'azione giudiziaria cumulativa.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza n. 4490 del 22 febbraio 2013.

Insomma la sezione tributaria ha accolto il ricorso di alcuni contribuenti che si erano uniti impugnando delle cartelle di pagamento relative a contributi consortili.

Dando ragione ai cittadini che, d'ora in avanti potranno presentarsi di fronte alla ctp insieme, se la causa verte su una questione identica, abbattendo così le spese legali, i Supremi giudici hanno spiegato che il procedimento tributario, così come delineato dal dlgs n. 546 del 1992, non contiene alcuna norma in ordine al cumulo dei ricorsi. Quindi, in tale ambito normativo va affermata l'applicabilità nel processo tributario dell'art.103 cpc, per il quale, come noto, «più parti possono agire o essere convenute nello stesso processo, quando tra le cause che si propongono esiste connessione per l'oggetto o per il titolo dal quale dipendono oppure quando la decisione dipende, totalmente o parzialmente dalla risoluzione di identiche questioni.

«Ciò è sufficiente per ritenere la legittimità», mette nero su bianco Piazza Cavour, «del ricorso congiunto proposto da più contribuenti, anche se in relazione a distinte cartelle di pagamento, ove abbia ad oggetto, come evincibile nella specie dal contenuto dell'atto introduttivo integralmente riportato in ossequio al principio di autosufficienza identiche questioni dalla cui soluzione dipenda la decisione della causa».

Questo anche perchè all'interno del processo tributario non si rinviene alcuna incompatibilità con l'istituto del litisconsorzio improprio ex art. 103 cpc, non ostando alla legittimità della proposizione di ricorso collettivo, proponente identiche questioni per tutti i ricorrenti né, sicuramente, la «prassi» contraria (posta a fondamento della decisione della Ctr) né le norme invocate dall'amministrazione finanziaria che, invece secondo la difesa, fonderebbero «l'inammissibilità di un atto che pretenda di tutelare diversi soggetti per distinte cartelle».

Infatti, il litisconsorzio necessario previsto dalle norme del processo tributario non ha come conseguenza l'inammissibilità dell'applicazione del litisconsorzio improprio così come il principio sancito dall'art. 18 del dlgs. 546 del 1992 (secondo cui «ogni atto autonomamente impugnabile può essere impugnato solo per vizi propri») non appare violato dalla mera materiale unicità del ricorso con il quale più soggetti impugnino atti autonomamente impugnabili per vizi propri deducendo a conforto identiche questioni.

Insomma la Cassazione ha rinviato la causa alla Ctr di Napoli che dovrà ritenere ammissibile e quindi valutare nel merito il ricorso dei contribuenti contro il consorzio.

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