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Requisiti professionali: Ace, la competenza non paga

del 22/02/2013
di: La Redazione
Requisiti professionali: Ace, la competenza non paga
Certificatori per tutte le stagioni. Per tutte le tasche e per tutti i gusti. D'ora in poi infatti sarà sufficiente essere laureati o diplomati, e magari seguire un corso di formazione ad hoc, per diventare certificatori. Altro che iscrizione all'albo. È solo uno dei diversi paradossi contenuti nella bozza di decreto che il ministero dello sviluppo economico ha messo a punto (dopo un attesa di oltre tre anni) sui requisiti professionali e i criteri di accreditamento dei certificatori energetici. Insomma a breve a poter certificare il bollino verde di un immobile ci saranno, accanto alle tradizionali figure di periti industriali, per esempio, i laureati in fisica, in matematica, oppure in scienze della natura o in modellistico matematico-fisica per l'ingegneria. Il provvedimento, approvato al consiglio dei ministri dello scorso 15 febbraio (in attuazione del decreto legislativo 19 agosto 2005 e successive modificazioni concernente attuazione della direttiva 2002/91 sul Rendimento energetico in edilizia), infatti, se da una parte restringe il campo d'azione solo a quei tecnici abilitati «all'esercizio della professione relativa alla progettazione di edifici e impianti asserviti agli edifici stessi», dall'altra, la estende a molti altri professionisti che di progettazione di edifici e impianti non hanno niente a che vedere. E quando nel primo caso, «il tecnico non sia competente in tutti i campi sopra citati» (cioè progettazione di edifici e impianti, ndr) dovrà operare in collaborazione con un altro tecnico abilitato «in modo che il gruppo costituito copra tutti gli ambiti professionali su cui sia richiesta la competenza». Poi, nella seconda parte della norma, si specifica che, «ai fini della sola certificazione energetica» i tecnici non solo dovranno essere laureati ma dovranno possedere un attestato di frequenza «relativo a specifici corsi di formazione per la certificazione energetica degli edifici con superamento di esami finali». Dunque, ha spiegato Renato D'Agostin rappresentante della commissione termotecnica del Cnpi, «in base a una logica distorta, un regolamento ha deciso di togliere e di aggiungere competenze a suo piacimento, considerando la laurea e non la professione esercitata condizione necessaria per svolgere questa attività, scardinando nello stesso tempo, sistema ordinistico e logica delle classi di laurea». Il testo stabilisce poi che i tecnici debbano frequentare specifici corsi di formazione per la certificazione energetica e, per assicurare la loro indipendenza, i certificatori dovranno dichiarare l'assenza di conflitto di interessi con i progettisti, i costruttori e i produttori di materiali coinvolti nella costruzione o nella ristrutturazione dell'edificio certificato. L'Attestato (Ace) ha valenza di atto pubblico, con la responsabilità diretta del tecnico che lo firma. «Dunque è evidente», continua ancora D'Agostin, «come il ministero si arroghi il diritto di stabilire quali sono i corsi di formazione necessari, privando gli ordini di una competenza propria. Il tutto, sostanzialmente inventando una nuova professione. Forse dimenticandosi che gli esperti in materia già ci sono e operano sul territorio con professionalità e competenza.

Se il provvedimento non dovesse fare la necessaria chiarezza, ci saranno quindi certificatori esperti, cioè professionisti, iscritti agli albi e accanto soggetti improvvisati che verranno abilitati dopo un semplice corso di formazione. La sperequazione che si realizzerà tra le due figure sarà enorme: il professionista che è iscritto agli albi, infatti, (a differenza di chi opera al di fuori del sistema ordinistico) è tenuto a osservare una disciplina deontologica, pena la sanzione, praticare la formazione e l'aggiornamento permanenti, pena la sanzione e a dotarsi di assicurazione per responsabilità professionale, pena la sanzione.

È quindi evidente che, mentre si pone in essere una sorta di concorrenza sleale tra due figure con caratteristiche sostanzialmente diverse.

Ma la cosa ancora più grave è il principio di fondo: hanno trasformato lo strumento per il risparmio energetico, cioè la certificazione legata alla diagnosi, in un obiettivo finale che diventa così un mero adempimento formale, burocratico e quindi commerciale, che nulla a che vedere con l'analisi del comportamento energetico dell'edificio. A questo punto sarebbe più fruttuoso fare una semplice fotocopia delle bollette degli ultimi anni. Perché la certificazione energetica imposta in questo modo non è altro che fumo negli occhi».

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