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Società tra professionisti, un futuro di incertezze

del 14/02/2013
di: Alessandro Lini, presidente Fondazione Ungdcec
Società tra professionisti, un futuro di incertezze
Il regolamento ministeriale in materia di società tra professionisti si limita a disciplinare quanto delegato dall'art. 10 comma 3 L. 183/2011 e cioè criteri e modalità per l'esecuzione dell'incarico, incompatibilità della partecipazione a più società e osservanza del codice di deontologia anche da parte della società stessa. La legge non richiedeva altre specifiche, l'attesa della platea dei soggetti interessati era rivolta a questioni quali la natura del reddito prodotto, il trattamento previdenziale da applicare alle stp ma anche regole più chiare in materia di governance, soprattutto nell'ipotesi di società di capitali (difficilmente, a meno di complesse architetture societarie, sarà possibile infatti veder partecipare in una società di persone «soggetti non professionisti per finalità d'investimento» per rispondere illimitatamente e solidalmente con gli altri soci). Tutte questioni queste che dovevano e potevano essere risolte in sede legislativa, come è stato fatto ad esempio per la riforma forense.

Quanto all'esecuzione dell'incarico il regolamento dispone a carico della società obblighi di informativa scritta sulla composizione societaria, sui titoli e le qualifiche professionali dei soci nonché l'elenco dei soci per finalità d'investimento, nonché un'informativa di possibili situazioni di conflitto d'interesse tra cliente e società anche in relazione alla presenza eventuale di soci di capitale; rappresenta inoltre un ulteriore obbligo d'informativa rende edotto il cliente che egli ha il diritto di scegliere il professionista che dovrà eseguire l'incarico, e che in mancanza di scelta, l'affidamento dell'incarico sarà fatto dalla società.

Ulteriore obbligo informativo è previsto inoltre nell'ipotesi in cui il professionista incaricato/designato debba ricorrere a sostituti per esigenze sopravvenute e non prevedibili, in questo caso dovrà essere data informativa al cliente e questo potrà opporsi alla sostituzione entro tre giorni.

Sul versante dell'incompatibilità viene chiarito che essa si determina anche in caso di partecipazione a società multipliscinare, vengono poi dettati i requisiti che deve avere il socio per finalità d'investimento precisando che egli deve essere in possesso dei requisiti di onorabilità che sono richiesti al professionista per l'iscrizione all'albo/collegio professionale, non deve aver riportato condanne definitive per una pena pari o superiore a due anni per delitti non colposi e infine non deve essere stato cancellato da un albo professionale per motivi disciplinari. Gli stessi requisiti sono previsti per i legali rappresentanti e gli amministratori, qualora socio della società sia un soggetto societario. Infine viene disciplinato l'obbligo di iscrizione della società all'albo professionale e il relativo iter, precisando che in caso di società multidisciplinare l'iscrizione debba essere fatta presso l'albo o collegio professionale relativo all'attività individuata come prevalente nello statuto.

Niente viene detto invece in merito ai soci «soggetti non professionisti per prestazioni tecniche», varranno anche per loro i requisiti previsti per i soci di capitale? A tal proposito il regolamento non si esprime, lasciando così ulteriori dubbi.

Rimangono aperte le questioni relative alla governance, infatti, in caso di presenza di soci «di capitale» la legge si limita a prevedere che in ogni caso il numero dei soci professionisti e la partecipazione al capitale sociale dei professionisti devono essere tali da determinare la maggioranza dei due terzi nelle deliberazioni o decisioni dei soci, il venir meno di tale condizione costituisce causa di scioglimento se non rimossa entro sei mesi.

Sembra che si confonda un quorum deliberativo, (che si forma di volta in volta e quindi può essere valutato solo ex post caso per caso) con un quorum costitutivo che invece si può desumere ex ante una volta in possesso dei documenti costitutivi nel momento dell'istruttoria per l'iscrizione.

Posto che la vigilanza sulle stp è affidata ai consigli territoriali di ordini e collegi, questi dovranno istituire un apposito ufficio di sorveglianza per richiedere e valutare tutte le delibere approvate dalle stp iscritte presso i loro albi, compito che non si presenta certo del tutto agevole.

Il riferimento alle deliberazioni o decisioni dei soci delimita l'ambito del controllo alla sede assembleare, senza nulla specificare per gli organi amministrativi, il richiamo generico alla disciplina del codice civile rende ammissibile, nell'ipotesi di società di capitali, che gli amministratori possano essere anche soci non professionisti o addirittura anche non soci. In questo caso potrebbe risultare complicata l'applicazione del regime disciplinare, infatti, sarebbe alquanto singolare che un consiglio territoriale o gli emanandi consigli di disciplina siano chiamati ad esprimersi fu fatti addebitali ad amministratori e legali rappresentanti che non risultino tra i propri iscritti in quanto non professionisti.

Un'ultima annotazione sul fronte assicurativo: la lettera c-bis) del comma 4, pone a carico della società stessa l'obbligo di assicurazione per i danni causati ai clienti dai singoli soci professionisti, ma questi sono già obbligati ad avere una propria copertura assicurativa dalla riforma degli ordinamenti professionali (obbligo che entrerà in vigore nell'agosto del 2013.)

Sul fronte assicurativo, anche facendo tesoro delle esperienze maturate in altri paesi comunitari, sarebbe opportuno fare chiarezza per evitare che il tutto si trasformi unicamente in un business per le assicurazioni, con buona pace dei professionisti che saranno chiamati a corrispondere premi assicurativi sempre maggiori da una parte e clienti utenti dall'altra che magari si vedranno negato il diritto al risarcimento a causa di polizze poco trasparenti.

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