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Recupero dell'Ici pregressa per i comuni è game over

del 05/02/2013
di: Fabrizio G. Poggiani
Recupero dell'Ici pregressa per i comuni è game over
Per il recupero dell'imposta comunale degli immobili (Ici) pregressa sui fabbricati rurali, per i Comuni è «game over». Recentemente la giurisprudenza di merito (C.T. Regionale di Bologna, sentenza 65/12/12) e, soprattutto, le disposizioni contenute nell'art. 7, dm 26/07/2012 (Gazzetta Ufficiale n. 185 del 9/08/2012) hanno sancito la definitiva chiusura della «diatriba» in corso, sul riconoscimento «retroattivo» della ruralità ai fini del citato tributo locale. I comuni hanno, recentemente, intensificato l'emissione di avvisi di accertamento e liquidazione dell'Ici relativa al quinquennio 2007/2011, molto spesso con carenza di motivazione, asserendo che non esiste una norma specifica di esenzione, ma soprattutto che senza la categoria specifica (A/6 per le unità abitative e D/10 per i fabbricati strumentali), la ruralità non può essere riconosciuta per i periodi pregressi.

Molti di questi enti, nei dinieghi alle numerose istanze di autotutela, hanno precisato che, pur tentando di riconoscere l'esenzione dal tributo a detti immobili, la variazione catastale richiesta dalla recente giurisprudenza di legittimità (su tutte, Cassazione Ss.Uu. 21/08/2009 n. 18565 e 18570) è condizione necessaria per l'ottenimento della qualifica e, di conseguenza, dell'esenzione.

Detto principio, peraltro, è stato codificato dal comma 2-bis, dell'art. 7, dl n. 70/2011 che ha anche previsto un termine per la presentazione delle domande di variazione, tese all'ottenimento della citata specifica categoria; termine fissato definitivamente al 30 settembre scorso, a cura del comma 19, dell'art. 3, dl n. 95/2012. A molti comuni, però, è sfuggito il passaggio del dl n. 201/2011 (lettera d-bis, comma 14 e comma 14-bis, dell'articolo 13) che ha, di fatto, riportano all'indietro la situazione, attraverso la quale si dispone che la ruralità è un requisito di natura esclusivamente «oggettiva» e che prescinde dalla categoria catastale (sul tema, ministero delle finanze, circ. 3/DF/2012), nonostante la conferma della Suprema Corte (Cassazione, sentenza n. 11081/2012) della necessità di ottenere la categoria specifica.

Infatti, recentemente è stato pubblicato il dm 26/07/2012, di attuazione del comma 14-bis, dell'art. 13, dl n. 201/2011 appena richiamato, con il quale sono state definite le modalità di inserimento negli atti catastali della sussistenza dei requisiti di ruralità degli immobili oggetto della domanda di variazione di categoria, con il quale sono stati fissati due principi sacrosanti, riguardanti rispettivamente la portata (effetti) dell'annotazione della ruralità e la sanatoria degli anni pregressi. Sul punto, è chiaro il comma 2, dell'art. 7, dm 26/07/2012 con il quale il legislatore ha testualmente dichiarato che «la presentazione delle domande e l'inserimento negli atti catastali dell'annotazione producono gli effetti previsti per il riconoscimento del requisito di ruralità (…) a decorrere dal quinto anno antecedente a quello di presentazione della domanda».

Di fatto, la richiesta di variazione catastale eseguita entro lo scorso 30 settembre, autocertificata dal proprietario o dal titolare del diritto reale sull'immobile, comporta una mera indicazione (annotazione) in Catasto e non il cambio di categoria, per qualsiasi genere di fabbricato (abitativo o strumentale); di fatto, il locale, destinato, per esempio, a deposito attrezzi che non possiede caratteristiche da D/10 (dimensioni ridotte) resta iscritto nella categoria specifica (per esempio, C/2) con annotazione di «fabbricato rurale», se in possesso dei requisiti (Agenzia del territorio, circolare n. 2/T/2012).

In secondo luogo, la presentazione delle domande e l'inserimento dell'annotazione di possesso dei requisiti di ruralità producono effetti «retroattivi» a decorrere dal quinto anno antecedente a quello di presentazione, ai sensi del citato art. 7, dm 26/07/2012; ciò sta a significare che, a prescindere dalla tipologia dell'immobile (abitativo o rurale), l'annotazione eseguita equivale a categoria speciale assegnata (A/6 o D/10), ancorché la categoria del compendio rimanga quella originaria, ancorché diversa da quella speciale. A prescindere da tali disposizioni, che risultano trancianti e definitive, anche la giurisprudenza di merito sta consolidando tale orientamento, giacché per taluni giudici aditi (la più recente, Ctr Bologna, sentenza n. 65/12/12) il riconoscimento della ruralità è stato sancito da tempo dai commi 3 e 3-bis, dell'art. 9, del dl n. 557/1993, dopo l'intervento innovatore del dl 159/2007 (art. 42-bis), per effetto della portata «interpretativa» delle disposizioni.

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