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Per metà dei parasubordinati l'assegno è un miraggio

del 29/01/2013
di: Daniele Cirioli
Per metà dei parasubordinati l'assegno è un miraggio
La pensione? Un miraggio per metà dei parasubordinati iscritti alla gestione separata. Lavorano un anno, ma ai fini dell'anzianità contributiva il loro impiego è conteggiato per metà dall'Inps. Perciò a loro occorrerà lavorare il doppio per maturare il diritto alla pensione e per evitare il calderone dei contributi silenti. Nel 2011 (ultimi dati disponibili dell'Inps), si tratta del 52,17% degli iscritti, cioè 764.152 soggetti sul totale di 1.464.950.

Non c'è minimale. Nel linguaggio comune dire che per andare in pensione servono 20 anni di «contributi» è come dire che servono 20 anni di «lavoro». Contributi e lavoro, in altre parole, sono usati come sinonimi, e a un anno di lavoro si fa corrispondere un anno di contributi e viceversa. La corrispondenza è vera solo per i lavoratori dipendenti e per gli autonomi, perché per ogni anno di lavoro viene pagato a loro favore un tot ammontare di contributi tale da garantire un intero anno di accredito contributivo utile ai fini della futura pensione. La corrispondenza non è vera, invece, per i lavoratori della gestione separata Inps. Contraddistingue le tre categorie (dipendenti, autonomi e parasubordinati) proprio la regola per l'accredito contributivo: per dipendenti e autonomi esiste un meccanismo che garantisce che a ogni giorno, settimana, mese o anno di lavoro corrisponda esattamente un giorno, settimana, mese o anno di contributi; lo stesso meccanismo non c'è per la gestione separata. Il meccanismo si chiama minimale contributivo: è l'importo limite al di sotto del quale non è possibile calcolare i contributi da pagare (è vietato dalla legge). In realtà il minimale per i parasubordinati c'è ed è lo stesso di artigiani e commercianti; però (ecco la differenza) è obbligatorio rispettarlo soltanto ai fini dell'accredito, non anche ai fini del versamento. Di conseguenza, per i parasubordinati succede che:

  • se nell'anno è stato conseguito un reddito almeno pari a quello minimale il lavoratore ha diritto all'accredito contributivo completo (12 mesi);

  • in caso contrario i mesi di accredito sono ridotti in proporzione.

    Anno 2011. In tabella è riportata l'elaborazione dei dati Inps relativi al 2011 (numero collaboratori e reddito medio annuo). Per tale anno l'importo minimo di contributi che deve risultare pagato per avere un anno o un mese di accredito è, rispettivamente, pari a euro 3.888,30 (3.783,52 ai fini pensionistici) e 324,03 (315,30 ai fini pensionistici) per chi pagava l'aliquota del 26,72%, corrispondente a 14.552 euro di minimale. Ciò significa che l'Inps, in presenza di versamenti contributivi per 3.888 euro, accredita un anno intero di contributi; mentre in presenza di versamenti inferiori a 3.888 euro accredita tanti mesi quante volte l'importo di euro 324,03 entra nell'importo dei contributi pagati. Tradotto in termini di compensi, per ottenere un anno di accredito il lavoratore deve aver dovuto guadagnare almeno 14.552 euro, ossia 1.212,67 euro mensili. Il collaboratore che ha guadagnato la metà, 600 euro al mese, avrà dall'Inps il riconoscimento di un anno di contributi utili per la pensione ogni due lavorati.

    Come può notarsi, solo il 38,13% dei parasubordinati riesce a raggiungere l'anno pieno di accredito contributivo; il 52,17% raggiunge 6-7 mesi di accredito (ha lavorato doppio). Più che la pensione all'orizzonte del loro futuro si profila il rischio di finire nel calderone dei contributi silenti.

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