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La numerazione progressiva resta una facoltà

del 26/01/2013
di: La Redazione
La numerazione progressiva resta una facoltà
Le risposte degli esperti di ItaliaOggi ai quesiti dei lettori arrivati durante la videoconferenza 2013 del 17 gennaio scorso

Servizi intraUe esenti

I servizi 7-ter resi da un soggetto passivo italiano a un soggetto passivo Ue che sono esenti nello stato del committente (per esempio, concessione di finanziamenti con maturazione di interessi) devono essere fatturati? O è possibile evitare l'emissione della fattura? Il riferimento al «debitore dell'imposta» nel nuovo comma 6-bis dell'art. 21 deve intendersi riferito solo alle operazioni imponibili o anche a quelle esenti?

Quesito via Internet

Risponde Franco Ricca. Con circolare n. 43 del 6 agosto 2010, l'agenzia delle entrate aveva già chiarito che non vi è obbligo di fatturazione delle prestazioni intracomunitarie esenti qualora per le medesime prestazioni, se territorialmente rilevanti in Italia, non vi sarebbe obbligo di emissione della fattura. Inoltre, le operazioni esenti di cui ai nn. da 1 a 4 dell'art. 10, insieme a quelle del n. 9, sono ora escluse espressamente dall'obbligo di emissione della fattura ai sensi dell'art. 21, comma 6-bis, lett. a). Per quanto concerne l'ultima parte della domanda, il riferimento al debitore dell'imposta, alla luce della prassi dell'amministrazione finanziaria, deve intendersi piuttosto al soggetto tenuto agli obblighi d'imposta, che potrebbero essere limitati all'emissione della fattura relativa all'operazione non imponibile o esente.

Registrazione delle fatture

In caso di emissione di fattura differita dal 2013, sia per le cessione che per le prestazioni, quindi entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell'operazione, il termine di registrazione è quello di emissione con riferimento al mese di effettuazione dell'operazione. Nel caso di fatture con Iva esposta, è chiaro che la registrazione della fattura sarà ad esempio nel mese di febbraio, per le cessioni/prestazioni del mese di gennaio, ma l'Iva dovrà essere liquidata nel mese di gennaio. Se, invece, la fattura è intracomunitaria (art. 41, oppure art. 7-ter), cosa s'intende come riferimento al mese di effettuazione dell'operazione? Sempre in riferimento all'esempio sopra riportato, la fattura viene emessa a febbraio per cessioni effettuate in gennaio, e a gennaio cosa devo indicare non avendo Iva da versare?

Quesito via internet

Risponde Franco Ricca. Nel caso in cui non sia dovuta imposta, la prescrizione normativa di registrare la fattura con riferimento al mese di effettuazione dell'operazione attiene all'imputazione temporale dell'operazione stessa, e non, ovviamente, alla liquidazione dell'imposta. Per esempio, le fatture per cessioni o prestazioni intracomunitarie effettuate nel mese di gennaio, emesse entro il 15 di febbraio, vanno imputate al mese precedente ad ogni effetto, compreso il periodo di riferimento del modello intrastat. Ancora, quelle emesse il 15 gennaio 2014 per operazioni effettuate a dicembre 2013 concorreranno al volume d'affari del 2013.

Vendita di beni allo stato estero

Società italiana acquista merce da una sua società controllata extraUe. La società diventa proprietaria della merce in territorio extraUe, presso il deposito dello sdoganatore incaricato. La società rivende al proprio cliente italiano la suddetta merce in territorio extraUe, consegna merce presso deposito sdoganatore extraUe. Lo sdoganamento è a cura del cliente finale italiano con bolletta doganale a suo nome. Per lo sdoganamento viene usata la fattura che la società italiana emette al proprio cliente finale italiano. La suddetta fattura è emessa con codice Iva art. 7-bis dpr 633/72 e riporta il luogo di consegna merce in territorio extraUe. Si chiede conferma corretta procedura Iva utilizzata

Quesito via Internet

Risponde Franco Ricca. Il comportamento è corretto. Si tratta di cessione di beni esistenti all'estero (fuori dall'Unione europea), pertanto esclusa dal campo di applicazione dell'Iva (sia nazionale che comunitaria) per carenza di territorialità ai sensi dell'articolo 7-bis del dpr 633/72, correttamente richiamato nel quesito. Dal 1° gennaio 2013 l'emissione della fattura è obbligatoria e il documento deve riportare l'annotazione «non soggetta». L'importo della cessione, pertanto, concorre ora al volume d'affari della società. Per effetto di questa novità, se il cessionario dei beni fosse un operatore economico stabilito in paese «black list», vi sarebbe anche l'obbligo della comunicazione di cui all'articolo 1 del dl n. 40/2010.

Numerazione della fattura

In merito alla numerazione delle fatture, chiediamo se da quest'anno dobbiamo aggiungere al numero di riferimento l'anno o qualche altra particolare indicazione.

Quesito via internet

Risponde Franco Ricca. In merito alla nuova formulazione dell'art. 21 del dpr 633/72 con effetto dalle operazioni poste in essere dal 1° gennaio 2013, in particolare con riguardo al requisito della numerazione progressiva idonea ad identificare in modo univoco la fattura, con risoluzione n. 1/E del 10 gennaio 2013 l'Agenzia delle entrate ha chiarito che il predetto requisito è assicurato anche attraverso la presenza, sulla fattura, della data. È invece venuto meno il vincolo della numerazione progressiva per anno solare, ferma restando la facoltà del contribuente di adottare comunque tale soluzione. In sostanza, grazie all'interpretazione dell'agenzia, non è necessario modificare il comportamento sin qui tenuto nella numerazione delle fatture, per cui non occorre aggiungere l'anno di riferimento.

Cessioni da soggetti esteri

Un commerciante riceve una fattura da un rappresentante fiscale di una società con sede Ue. La qualifica di rappresentante fiscale non è indicata, ma si evince dal fatto che sulla fattura è riportata la partita Iva italiana, mentre il documento di trasporto è in francese (bon de livraison) con l'indicazione della ditta francese. Sulla fattura è, inoltre, indicato cessione soggetta ad inversione contabile art. 17 comma 2 del dpr 633/72 e non è riportato alcun importo di Iva. Il rappresentante fiscale sostiene che il commerciante debba registrare la fattura con il meccanismo del reverse charge e non presentare l'intra. Ma il rappresentante fiscale non dovrebbe emettere fattura con Iva ai sensi dell'articolo 17 comma 3 e 35-ter? In altre parole: gli obblighi derivanti dall'applicazione delle norme in materia di imposta sul valore aggiunto sono adempiuti nei modi ordinari, l'inciso nei modi ordinari, non vuol dire emettendo fattura con Iva?

Quesito via internet

Risponde Franco Ricca. Per le operazioni effettuate in Italia da soggetti esteri nei confronti di soggetti passivi nazionali, gli obblighi d'imposta sono a carico del cessionario/committente nazionale ai sensi del secondo comma dell'art. 17. In tal caso, quindi, non si applicano le disposizioni del terzo comma dell'art. 17, che trovano ingresso quando gli obblighi sono a carico del fornitore estero (perché il destinatario è un privato, oppure un soggetto passivo estero). È corretto, pertanto, quanto asserito dal rappresentante fiscale.

Omessa applicazione dell'Iva estera

Nell'ipotesi in cui si riceva una fattura passiva Ue, con territorialità Iva del paese prestatore, senza che l'imposta sia addebitata in fattura, qual è il giusto comportamento del committente nazionale?

Quesito via internet

Risponde Franco Ricca. Se si è certi dell'inquadramento dell'operazione e del conseguente regime di territorialità nel paese del prestatore, per esempio perché si tratta di un servizio alberghiero reso in altro paese Ue, sarà opportuno fare presente al fornitore l'irregolarità della fattura emessa senza l'addebito dell'imposta, ai fini della necessaria rettifica. Per il destinatario nazionale, comunque, non sussistono obblighi d'imposta in Italia. In caso di verifica, l'amministrazione, nello spirito di collaborazione tra paesi Ue riaffermato dal regolamento n. 904 del 2010, potrà rilevare l'irregolarità commessa dal prestatore e segnalarla all'autorità estera competente.

Proroga della vecchia co.co.pro.

La domanda in questione ha per argomento proroga di un contratto a progetto/programma, stipulato prima dell'entrata in vigore della riforma Fornero (18 luglio 2012). Nel caso in cui il contratto, con scadenza 31 dicembre 2012, avesse necessità di essere prorogato, la proroga dovrebbe rispecchiare le nuove normative della legge di riforma oppure sarebbe un «proseguimento» del vecchio contratto, portandosi quindi dietro la normativa vigente al momento della stipula? In questo secondo caso, il termine di scadenza della proroga così come appena descritta, e cioè come «proseguimento della vecchia normativa», sarebbe il 18 luglio 2013?

Quesito via Internet

Risponde Daniele Cirioli. Affermativa la risposta al primo quesito, negativa al secondo. Sì, nel caso di proroga si tratterebbe del proseguimento del vecchio contratto di lavoro. Invece, la legge n. 92/2012 non ha previsto una data limite per la validità delle vecchie collaborazioni (così come ha fatto nel caso delle «partite Iva» fissando il termine ultimo al 18 luglio 2013), limitandosi a stabilire che «le nuove disposizioni si applicano ai contratti di collaborazione stipulati successivamente alla data di entrata in vigore» della riforma che è stata il 18 luglio 2012.

Le attività stagionali non pagano l'addizionale

La riforma del lavoro ha introdotto nei rapporti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato un contributo addizionale a carico del datore di lavoro, pari all'1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali. Tale contributo, tuttavia, non trova applicazione in alcune ipotesi come quella concernente i «lavoratori assunti a termine per lo svolgimento delle attività stagionali di cui al dpr 7 ottobre 1963, n. 1525». Atteso che spesso le attività stagionali pur essendo operative soltanto per alcuni mesi dell'anno (attività turistiche) hanno necessità, proprio nei periodi di chiusura stagionale, di assumere a termine lavoratori (si pensi ai manutentori delle strutture turistiche e/o alberghiere) che possono occuparsi di talune attività esclusivamente in detto periodo di chiusura, si chiede se sia possibile individuare il carattere stagionale dell'impresa come carattere oggettivo e, pertanto, applicare anche a questi lavoratori le agevolazioni previste dalla norma in relazione al contributo aggiuntivo.

Quesito via Internet

Risponde Daniele Cirioli. Si ritiene che il diritto all'esonero dal versamento del contributo addizionale derivi dalla tipologia di «prestazioni» svolte dal lavoratore assunto a termine, e non dal carattere stagionale eventualmente attribuibile all'impresa. Come previsto dalla legge n. 92/2012 (e successivamente precisato dall'Inps nella circolare n. 140/212), infatti, il contributo addizionale in parola «non è dovuto con riferimento alle seguenti categorie di «lavoratori» (….)» (lavoratori e non imprese). Pertanto, l'esonero opererà qualora l'attività svolta dal lavoratore assunto a termine rientri nell'elenco approvato al dpr n. 1525/1963. Si ricorda, inoltre, che con riferimento al triennio 2013/2015, lo stesso esonero spetta in relazione ai lavoratori assunti a termine «per lo svolgimento di attività stagionali definite tali da avvisi comuni e contratti collettivi nazionali stipulati entro il 31 dicembre 2011 dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative». Ciò significa, dunque, che l'esonero dal versamento del contributo addizionale spetterà anche se l'assunzione a termine del lavoratore venga effettuata per lo svolgimento di un'attività che il Ccnl applicato in azienda (o un avviso comune) qualifica come stagionale.

L'addizionale si paga anche sui vecchi contratti a termine

In merito al contributo addizionale del 1,4% relativo ai contratti a termine chiedo se per quelli in corso alla data del 1° gennaio 2013 con inizio antecedente il 31 dicembre 2012 sia dovuto il contributo o se siano esonerati fino alla loro naturale scadenza.

Quesito via internet

Risponde Daniele Cirioli. La risposta è purtroppo negativa. La legge n. 92/2012 stabilisce che il contributo addizionale venga versato «con effetto sui periodi contributivi» a decorrere dal 1° gennaio 2013 su tutti i rapporti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato (salvo i casi di esonero). Ciò significa, pertanto, (come precisato peraltro dall'Inps nella circolare n. 140/2012) che il contributo riguarda «tutti i rapporti di lavoro in essere al 1° gennaio 2013 e non solamente quelli instaurati a far tempo dalla medesima data». Quindi il contributo addizionale è dovuto anche sui contratti a termine che hanno avuto inizio in data antecedente il 31 dicembre 2012.

Il ticket sul licenziamento del part-time

Ticket sui licenziamenti dal 1° gennaio 2013: il 41% su 1.119,00 per massimo 3 annualità deve essere riproporzionato per i contratti part-time?

Quesito via internet

Risponde Daniele Cirioli. Si ritiene di sì, ossia che il ticket vada riproporzionato nella sua misura nel caso di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato a part-time. Tuttavia, si fa presente che la legge n. 92/2012 non precisa nulla in merito; infatti, a proposito del ticket di licenziamento, non fa alcuna distinzione tra contratto a tempo pieno e contratto a tempo parziale, parlando in via esclusiva di «contratti a tempo indeterminato». Inoltre, si segnala che l'Inps, per adesso, si è ancora riservato del tempo per fornire i criteri di determinazione del contributo e delle modalità di versamento (con molta probabilità proprio per sciogliere i nodi critici di interpretazione; circolare n. 140/2012). Al momento, dunque, il ticket non ancora si può versare.

Il ticket sul licenziamento

Il contributo di licenziamento è dovuto dal datore di lavoro anche se il lavoratore non ha i requisiti per accedere all'indennità Aspi? Se il lavoratore è stato licenziato con un'anzianità di servizio inferiore a 12 mesi, per esempio nove mesi, il contributo di licenziamento è dovuto? Se il lavoratore è licenziato per riduzione di personale dopo 17 mesi di servizio, il calcolo del contributo di licenziamento come avviene?

Quesito via internet

Risponde Daniele Cirioli. Si risponde nell'ordine delle domande. Sì, si ritiene che il ticket di licenziamento vada pagato dal datore di lavoro anche se il lavoratore non ha i requisiti per poter accedere all'indennità Aspi. Sì, si ritiene che il ticket di licenziamento sia dovuto anche se il lavoratore licenziato abbia un'anzianità di servizio inferiore a 12 mesi, per esempio nove mesi. Infine si ritiene che, se il lavoratore viene licenziato per riduzione di personale dopo 17 mesi di servizio, il calcolo del ticket di licenziamento debba avvenire nel seguente modo: [(41% di 1.119,00) x (17/12)], ossia considerando il ticket mensile (pari al 41% di 1.119 diviso 12) e moltiplicandolo per i mesi di anzianità del lavoratore. In ogni caso, si segnala che l'Inps, per adesso, si è riservato del tempo per fornire i criteri di calcolo del contributo, nonché delle modalità di versamento (circolare n. 140/2012). Pertanto, al momento, il ticket non ancora si può versare.

La doppia assunzione del lavoratore in mobilità

Dipendente iscritto nelle liste di mobilità assunto per 3 mesi (usufruendo dell'agevolazione) licenziato il 21 dicembre 2012. Può essere riassunto a fine gennaio 2013, a tempo indeterminato, sfruttando l'agevolazione per ulteriori 12 mesi?

Quesito via internet

Risponde Daniele Cirioli. Sì, l'azienda ha diritto all'incentivo (riduzione contributiva) per dodici mesi. Ciò in virtù del nuovo criterio cosiddetto di «flessibilità» nell'applicazione degli incentivi (derivante dal principio del cumulo degli incentivi introdotto dalla legge n. 92/2012). Tale criterio, secondo l'Inps (che ha così cambiato il suo precedente orientamento in materia), determina che «per un'assunzione a tempo indeterminato che segua, con o senza soluzione di continuità, un'assunzione a termine dalle liste di mobilità, spetta la riduzione contributiva per dodici mesi». Si fa presente, inoltre, che sempre l'Inps ritiene che in questi casi spetti l'altra agevolazione «quando ne ricorrono i presupposti previsti (…)» del «contributo mensile». I duce incentivi (sgravio e contributo mensile), invece, non spetteranno qualora l'assunzione soddisfi un diritto di precedenza alla riassunzione maturato dal lavoratore in conseguenza del precedente rapporto a termine.

5-continua

La sesta parte

sarà pubblicata il 29 gennaio

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