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Così gli avvocati rilanciano ai conciliatori

del 26/01/2013
di: Gabriele Ventura
Così gli avvocati rilanciano ai conciliatori
Con la riforma forense più collaborazione tra l'avvocatura e le altre istituzioni del sistema giustizia. Lo ha detto il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, nel suo intervento alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario in Corte di cassazione. Proponendo anche l'affidamento della causa ormai matura, da parte del giudice ordinario, ad arbitri o conciliatori, per liberare gli uffici dal carico giudiziario ormai insostenibile. Secondo Alpa la riforma dell'ordinamento forense, che entrerà in vigore il 2 febbraio prossimo, «si intreccia con il sistema di amministrazione della giustizia estendendo le competenze dell'avvocatura in materia, soprattutto favorendone la collaborazione con la magistratura, con il ministero della giustizia e con le altre istituzioni che cooperano al funzionamento della complessa macchina processuale. In materia di amministrazione della giustizia», ha continuato Alpa, «il nuovo ordinamento forense istituisce presso il Cnf l'osservatorio sulla giustizia, prevede la istituzione presso gli ordini dello Sportello del cittadino che faccia orientamento a titolo gratuito, conferisce delega al governo per disciplinare più compiutamente la difesa d'ufficio, e offre agli ordini forensi la possibilità di istituire camere arbitrali e di conciliazione per risolvere il contenzioso mediante procedure più snelle». È negativo, invece, il bilancio dell'ultimo anno di interventi legislativi sulla giustizia tracciato dal presidente dell'Oua, Nicola Marino, a conclusione della cerimonia. «Cambiare molto e in modo confuso per non cambiare nulla», ha dichiarato. «L'ultimo anno si è distinto per una miriade di provvedimenti inutili e dannosi per il buon funzionamento della giustizia: filtro in appello, aumento del contributo unificato, mediazione obbligatoria, tagli di 1.000 uffici giudiziari». Secondo l'Unione delle camere penali, «mentre non si può che plaudire al richiamo fatto dal primo presidente della Corte di cassazione al rigore che dovrebbe contraddistinguere l'utilizzo della custodia cautelare in carcere, alla necessità di una revisione delle norme che permettono la privazione della libertà prima della condanna, e al bisogno di misure alternative alla detenzione, e nonostante il pur coraggioso monito alla responsabilità dei magistrati, è evidente che la relazione del presidente Lupo rimuove e lascia irrisolto il problema che sta alla base degli eccessi: la contiguità ordinamentale tra giudici e pubblici ministeri che bisogna eliminare con la separazione delle carriere». A parere di Maurizio de Tilla, presidente di Anai, «invece che sopprimere mille uffici giudiziari, per migliorare la giustizia basterebbe introdurre seriamente e diffusamente il processo telematico». Mentre secondo Alberto Saravalle, candidato alla camera per la lista Fermare il declino e responsabile per il movimento del settore giustizia, «il primo presidente della Suprema corte Ernesto Lupo si trova solo, ancora una volta, a lanciare un grido di allarme nell'indifferenza della politica».

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