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Cessione d'azienda il valore delll'attività è tutelato

del 22/01/2013
di: La Redazione
Cessione d'azienda il valore delll'attività è tutelato
Non può essere disperso il valore economico maturato da un'azienda in un certo settore. Di conseguenza in caso di cessioni d'azienda, conferimenti d'azienda, fusioni, scissioni e trasformazioni deve essere applicata la norma transitoria prevista dall'art. 3 della legge 224/2012, che consente la prosecuzione dell'attività per le imprese che al 5 gennaio 2013 sono iscritte nel registro delle imprese o nell'albo delle imprese artigiane e sono abilitate alle attività di meccanica e motoristica o a quella di elettrauto, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 122/1992, nel testo vigente prima della modifica introdotta dalla suddetta legge 224. Lo ha stabilito il Ministero dello sviluppo economico, Divisione XXI, registro delle imprese, nel parere 5538 del 14/1/2013, diretto alla Camera di commercio di Torino. Secondo l'Ente camerale piemontese, «la nuova normativa ha determinato una situazione di grave difficoltà per coloro che, titolari di imprese di autoriparazione per la sezione meccanica-motoristica o elettrauto, hanno deciso, a fine 2012, di cessare l'attività per conferire l'azienda in una società, spesso composta da familiari, o di cedere l'azienda e di assumere la carica di responsabile tecnico presso la nuova impresa». Ciò in quanto, non permettendo la nuova legge l'iscrizione per le attività parziali, gli uffici dovrebbero rifiutare l'iscrizione con grave danno per gli interessati. A tale proposito, il Mise ritiene che l'interpretazione, nel caso concreto, deve tenere conto dell'esplicita volontà del legislatore, che era quella di «salvaguardare tutte le posizioni in essere, con l'evidente finalità di garantire la permanenza in esercizio di imprese, legittimamente iscritte nel registro imprese nel previgente regime, e che oggi non godrebbero più dei requisiti per l'esercizio dell'attività». E in tal senso va anche rilevato che, puntualizza il Direttore generale Gianfrancesco Vecchio, il comma 2 dell'art. 1 del dl 1/2012 ha imposto all'interprete una chiave esegetica profondamente improntata allo spirito filo-imprenditoriale. Da ciò consegue che, in sostanza, è necessario tenere conto dei precedenti pronunciamenti espressi dal Mise in situazioni analoghe quale, ad esempio, quello fornito alla Camera di commercio di Avellino il 16 marzo 2010, per il quale era stato interessato anche il Consiglio di Stato e che riguardava il comparto pulizie.
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