Consulenza o Preventivo Gratuito

Senza causa solo il 1° contratto a termine stipulato

del 18/01/2013
di: di Giuseppe Buscema
Senza causa solo il 1° contratto a termine stipulato
Il contratto a termine a causale potrà essere stipulato solo se si tratta del primo rapporto di lavoro subordinato in azienda. A ricordarlo il direttore generale per le attività ispettive del ministero del lavoro Paolo Pennesi, intervenuto ieri al Videoforum 2013 organizzato da ItaliaOggi e Ipsoa.

La questione riguarda la nuova disciplina introdotta dall'articolo 1, comma 9, lettera b), della legge 92/2012 che ha modificato le disposizioni sul contratto a tempo determinato. In particolare, all'articolo 1 del decreto legislativo n. 368/2001 è stato aggiunto il comma 1 bis in cui è previsto che il requisito della causale, che di regola deve giustificare la stipula di un contratto a tempo determinato, non sia necessario quando la durata non sia superiore a dodici mesi «nell'ipotesi del primo rapporto a tempo determinato». La ratio della norma è quella di consentire al datore di lavoro un congruo periodo per provare il lavoratore al fine di valutare se confermare il lavoratore al termine del contratto.

Le interpretazioni su tale aspetto sono controverse e se la ratio evidenziata porterebbe a escludere la stipula anche in presenza di altre esperienze del lavoratore presso lo stesso datore di lavoro che dovrebbe stipulare il contratto acausale, letteralmente la norma fa riferimento esclusivamente alle «ipotesi di primo contratto rapporto a tempo determinato».

Su questo aspetto, Pennesi ha precisato che influiscono tutti i rapporti di lavoro presso lo stesso datore di lavoro di natura subordinata a prescindere dalla tipologia di contratto e dalle mansioni svolte in quanto la norma, a differenza di quanto previsto sul limite dei 36 mesi di occupazione con contratto a tempo determinato, nulla dispone al riguardo. Il direttore generale delle attività ispettive del ministero ritiene non influiscano invece rapporti diversi da quelli di lavoro subordinato.

Altro aspetto su cui è intervenuto il ministero ha riguardato la fase transitoria dei contratti di lavoro intermittente già instaurati alla data di entrata in vigore della legge 92/2012 e cioè al 18 luglio 2012. In particolare, il quesito riguardava i contratti di lavoro intermittente stipulati ai sensi dell'articolo 37 del decreto legislativo n. 276/2003 per periodi predeterminati nell'anno (fine settimana, festività natalizie, pasquali e periodi estivi) che la riforma ha abrogato.

Il ministero, nella circolare 18/2012 sulla fase transitoria aveva ricordato che «i contratti di lavoro intermittente già sottoscritti alla data di entrata in vigore della presente legge, che non siano compatibili con le disposizioni di cui al comma 21, cessano di produrre effetti decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge» e che partanto «a far data dal 18 luglio 2012 non è possibile sottoscrivere contratti di lavoro intermittente secondo la previgente disciplina: ciò vale in particolare in relazione alla possibilità di stipula del contratto con soggetti dai 24 anni e fino ai 55». Tuttavia aveva suscitato qualche dubbio nella parte in cui affermava che «sin da subito, non è poi possibile imputare la chiamata del lavoratore intermittente alle causali di cui all'art. 37 del decreto legislativo n. 276/2003 (i cosiddetti periodi predeterminati), in quanto abrogato».

La risposta di ieri al Videoforum 2013 non lascia dubbi sulla posizione del ministero, peraltro conforme al dettato normativo, sottolineando che anche i contratti per i periodi predeterminati già stipulati in vigenza dell'abrogato articolo 37 del decreto legislativo n. 276/2003 possono continuare a essere utilizzati e quindi i lavoratori possono essere chiamati a rendere la prestazione lavorativa, fino alla scadenza se stipulati a termine, ovvero fino al 18 luglio 2013 se a tempo indeterminato.

© Riproduzione riservata

vota