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Invalidità, dietrofront dell'Inps sul nuovo limite

del 15/01/2013
di: di Daniele Cirioli
Invalidità, dietrofront dell'Inps sul nuovo limite
Dietrofront dell'Inps sul nuovo limite di reddito per le pensioni agli invalidi civili. Per ora, anche se sposati, gli invalidi continueranno a ottenere il riconoscimento della pensione con riferimento solo al proprio reddito personale, senza cioè tener conto del reddito del coniuge come invece aveva stabilito l'Inps a partire da quest'anno. Dopo l'allarme lanciato da ItaliaOggi (8 gennaio), l'istituto di previdenza fa marcia indietro su indicazione del ministero del lavoro che ha annunciato l'arrivo di una circolare a chiarimento della vicenda. Lo rende noto lo stesso Inps nel messaggio n. 717 di ieri.

Invalidi civili. La vicenda riguarda gli invalidi civili (cittadini affetti da minorazioni con una riduzione permanente della capacità di lavoro, a eccezione di invalidi di guerra, invalidi del lavoro e per servizio, ciechi e sordomuti). Questi soggetti, per avere diritto alla pensione, devono far valere un requisito reddituale in base al quale il proprio reddito non deve risultare superiore a un prefissato limite rivalutato ogni anno (Istat). Tale limite per l'anno 2012 è stato pari a euro 15.627,22 dando diritto a una pensione mensile di euro 267,83; dal 1° gennaio 2013 il limite è salito a euro 16.127,30 per una pensione di euro 275,87.

Il nuovo orientamento Inps. Con circolare n. 149/2012, nel diffondere i dati relativi alle pensioni per il 2013, l'Inps ha fatto proprio un orientamento della Cassazione per il quale «ai fini dell'accertamento della sussistenza del requisito reddituale per l'assegnazione della pensione di inabilità agli invalidi civili assoluti, di cui all'art. 12 della legge n. 118/1971, assume rilievo non solamente il reddito personale dell'invalido, ma anche quello (eventuale) del coniuge del medesimo, onde il beneficio va negato quando (…) l'importo di tali redditi, complessivamente considerati, superi il limite». In altre parole, l'Inps ha stabilito che, per il diritto alle pensioni d'invalidità nel 2013, quel limite di reddito che fino allo scorso anno non doveva essere superato dal reddito del solo invalido, a partire da quest'anno non deve essere superato dalla somma dei redditi dell'invalido più quelli del suo eventuale coniuge.

Il dietro front. La novità, dunque, non è stata il frutto di una modifica normativa, ma di una decisione dell'Inps (legittima, peraltro) che si è uniformato a uno degli indirizzi giurisprudenziali. La curiosità è stata che la notizia la si è appresa da una minuscola nota apposta dall'Inps alle tabelle riepilogative delle pensioni per il 2013. Ovviamente è stata una novità subito contestata da sindacati e associazioni, così da finire sul tavolo del ministro del lavoro, Elsa Fornero, che ha parlato dell'iniziativa come gravata da «evidenti problemi di equità». Con le camere sciolte, l'unica strada praticabile è stata quella di avviare apposita istruttoria. Così il ministro ha deciso di sospendere ogni decisione, rimandandola alla chiusura dell'indagine, ma indirizzando comunque una lettera al presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, per chiedere la valutazione di «tutti gli aspetti giuridici, di merito e di equità connessi all'applicazione della nuova soglia reddituale». Ieri la svolta dell'Inps. In un messaggio, infatti, l'istituto ha deciso «in attesa della preannunziata nota ministeriale (…) e in considerazione di un'interpretazione costituzionalmente orientata (…) di non modificare l'orientamento amministrativo». Pertanto ha concluso «sia nella liquidazione dell'assegno ordinario mensile d'invalidità civile parziale, sia per la pensione d'inabilità civile si continuerà a far riferimento al reddito personale dell'invalido».

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