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Sommersi dalle banche dati, manca però comunicazione

del 15/01/2013
di: di Cristina Bartelli
Sommersi dalle banche dati, manca però comunicazione
Accerchiati, sommersi travolti dalle banche dati della pubblica amministrazione. La commissione dell'anagrafe tributaria, presieduta da Maurizio Leo, che ha concluso i suoi lavori, e presenterà l'indagine il prossimo 16 gennaio a Roma, ne ha censite ben 129 e non sono tutte (per esempio, per l'Agenzia delle entrate mancano nel dettaglio l'anagrafe tributaria e la sezione dell'archivio rapporti, giusto per citarne due non proprio marginali). Ma il paradosso di questa overdose informativa dei dati dei contribuenti, è che, nella stragrande maggioranza dei casi, se non addirittura nella totalità, le banche dati non dialogano tra loro vanificando così l'interscambio delle informazioni. Tanto che, nella relazione conclusiva, è la stessa Agenzia delle entrate a porre l'accento sulla scarsa capacità di dialogo tra le numerose banche dati esterne che alimentano periodicamente l'anagrafe tributaria.

«Le singole banche dati esterne, infatti, spesso per ragioni proprie», si legge nel documento, «presentano imperfezioni, disallineamenti, lacune e incompletezze che inevitabilmente rischiano di riversarsi nella banca dati dell'anagrafe tributaria nella quale affluiscono dati di bassa qualità, poco veritieri, scarsamente aggiornati e, quindi, non completamente affidabili per quantificazioni e valutazioni rilevanti sotto il profilo fiscale».

Insomma tanto lavoro per nulla. Tant'è che nelle conclusioni dell'indagine, la commissione di vigilanza tenta di mettere un'argine: «La commissione ritiene infatti che le banche dati di cui l'amministrazione finanziaria oggi dispone sono già sufficienti e che con gli ultimi provvedimenti adottati dagli esecutivi siano anche più sufficienti le informazioni di cui essa dispone». È arrivato dunque il momento di non prevedere più ulteriori trasmissioni per il futuro mentre la commissione chiede di potenziare la capacità di gestire e utilizzare efficacemente le informazioni, nell'azione di contrasto all'evasione fiscale. Insomma non ci sarebbero più scuse, le armi nel carniere degli agenti fiscali e delle amministrazioni ci sono già tutte tanto che si potrebbe passare anche a ragionare, secondo la commissione, di semplificazione dei relativi adempimenti perché «dovrebbe essere sufficiente che un'informazione debba essere fornita una sola volta, essendo poi un preciso onere di chi ha ricevuto quel dato assicurarne la massima circolarità». Oltre a una più efficace lotta all'evasione questo si tradurrebbe, secondo la previsione della commissione di vigilanza, anche in un risparmio di costi, riducendo adempimenti e trasferimenti di dati da soggetti esterni. L'esempio che fa la commissione è quello dell'Imu: «A seguito di un accertamento svolto dall'Agenzia del territorio se varia la rendita catastale di un immobile, il sistema dovrebbe automaticamente ricalcolare l'Imu dovuta e inviare al cittadino la relativa comunicazione».

La commissione, poi, rincara la dose ed emerge un quadro desolante anche rispetto ai proclami di messa a punto di nuovi sistemi informativi: «Nell'esperienza, infatti, l'accesso a basi di dati non sembra garantire che le stesse siano utilizzate per aumentare la capacità di controllo delle pubbliche amministrazioni e per migliorare la qualità del servizio erogato al cittadino».

Nel lavoro di analisi della commissione lascia un po' stupiti leggere che, per esempio, le problematiche relative alla qualità dei dati, ancora oggi, siano legate ad assenza di regole standard nel registrare le anagrafiche intese come nomi e cognomi o ragioni sociali. Nel momento dell'inserimento, infatti, si determina assenza di uniformità che compromette la possibilità di un incrocio massivo delle informazioni contenute nelle banche dati. Si riesce a non avere, inoltre una indicazione univoca e condivisa della dicitura «VIA» con la conseguenza che oltre alla difficoltà di individuare la persona fisica o giuridica non si hanno regole standard nel registrare i viari e gli indirizzi della toponomastica degli enti locali e il loro aggiornamento. La commissione invoca la creazione di convenzioni ad hoc quando forse basterebbe un po' di buon senso.

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