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Anche una coppia gay può crescere figli senza ripercussioni

del 12/01/2013
di: di Debora Alberici
Anche una coppia gay può crescere figli senza ripercussioni
Una coppia omosessuale può crescere un bambino senza per questo compromettere il suo equilibrio psico-fisico. Infatti il genitore gay non perde per questo l'affido esclusivo del minore.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 601 dell'11 gennaio 2012, destinata a far discutere, ha respinto il ricorso di un padre naturale che si era visto privare dell'affido condiviso del figlio per violenze cui il bambino aveva assistito. Lui, di religione musulmana, aveva fatto presente che il piccolo viveva con la madre e la sua nuova compagna. Era quindi intollerabile, anche per la sua religione, il fatto che il bambino fosse cresciuto da una coppia gay.

La tesi non ha convinto i giudici di merito che hanno confermato l'affido esclusivo alla madre né la Cassazione che ha reso definitivo il verdetto, spiegando, fra l'altro, che il pregiudizio per il bambino di essere cresciuto ed educato da due donne non è in re ipsa ma va provato.

Ad avviso della difesa dell'uomo il Tribunale non avrebbe approfondito, come richiesto dal servizio sociale, se la famiglia in cui è stato inserito il minore, composta da due donne legate da una relazione omosessuale, fosse idonea sotto il profilo educativo a garantire l'equilibrato sviluppo del bambino, «in relazione ai diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio di cui all'art. 29 della Costituzione, alla equiparazione dei figli nati fuori dal matrimonio con i figli legittimi di cui all'art. 30 della Costituzione e al diritto fondamentale del minore di essere educato secondo i principi educativi e religiosi di entrambi i genitori. Fatto questo che non poteva prescindere dal contesto religioso e culturale del padre, di religione musulmana».

A questa obiezione i giudici con l'Ermellino hanno risposto che alla base del motivo presentato al «Palazzaccio» dal padre naturale «non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza, bensì il mero pregiudizio che sia dannoso per l'equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale. In tal modo si dà per scontato ciò che invece è da dimostrare, ossia la dannosità di quel contesto familiare per il bambino, che dunque correttamente la Corte d'appello ha preteso fosse specificamente argomentata».

Insomma, resterà a casa con la mamma, una ex tossicodipendente, e la sua compagna, un'assistente sociale, un bambino di Brescia affidato esclusivamente alla donna dal momento che, secondo i consulenti, il padre naturale non aveva saputo coltivare con lui un sano rapporto affettivo. Di più: c'era stato un episodio di violenza da parte dell'uomo verso la sua nuova partner che aveva turbato particolarmente il minore, motivo per cui il giudice ha escluso l'affido condiviso.

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