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Rimborso Irap, il termine è dall'acconto non da saldo

del 08/01/2013
di: Debora Alberici
Rimborso Irap, il termine è dall'acconto non da saldo
Il termine per il rimborso dell'Irap decorre dal versamento dell'acconto dell'imposta e non dal saldo. Insomma, i piccoli professionisti avranno meno tempo per chiedere al fisco quanto indebitamente versato.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con l'ordinanza n. 21764/2012, ha accolto il primo motivo presentato dall'Agenzia delle Entrate contro la decisione della Ctr di Bologna che aveva accolto l'istanza di rimborso presentata da un medico, ritenendola tempestiva, nonostante la domanda fosse stata inoltrata oltre 48 mesi dall'acconto.

Con questa interessante decisione la sezione tributaria ha spiegato che termine di decadenza per la presentazione dell'istanza di rimborso delle imposte sui redditi in caso di versamenti diretti, previsto dall'art. 38 del dpr 29 settembre 1973, n. 602 (il quale concerne tutte le ipotesi di contestazione riguardanti i detti versamenti), decorre, nella ipotesi di effettuazione di versamenti in acconto, dal versamento del saldo solo nel caso in cui il relativo diritto derivi da un'eccedenza degli importi anticipatamente corrisposti rispetto all'ammontare del tributo che risulti al momento del saldo complessivamente dovuto, oppure rispetto ad una successiva determinazione in via definitiva dell'«an» e del «quantum» dell'obbligazione fiscale, mentre non può che decorrere dal giorno dei singoli versamenti in acconto nel caso in cui questi, già all'atto della loro effettuazione, risultino parzialmente o totalmente non dovuti, poiché in questa ipotesi l'interesse e la possibilità di richiedere il rimborso sussistono sin da tale momento.

Si incardina nello stesso filone giurisprudenziale un'altra decisione sui rimborsi Irap, negli ultimi giorni al centro di varie polemiche, secondo cui il termine di decadenza di quarantotto mesi decorre dal versamento dell'acconto e non dal momento, successivo, di presentazione della dichiarazione (sentenza n. 23562 del 20 dicembre 2012).

In quell'occasione gli «Ermellini» hanno dato ragione al fisco basando si essenzialmente sul fatto che al momento del versamento dell'acconto il professionista avrebbe quantomeno dovuto sospettare di non essere tenuto al versamento e quindi avrebbe dovuto iniziare a chiedere il rimborso.

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