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Contribuenti: la prova contraria è mission impossible

del 08/01/2013
di: di Andrea Bongi
Contribuenti: la prova contraria è mission impossible
Nel nuovo redditometro la prova contraria del contribuente può rivelarsi una vera e propria mission impossible. L'utilizzo dei dati desumibili dalla spesa media stimata dall'Istat per valorizzare e determinare il contenuto induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva potrebbe infatti diventare un ostacolo insormontabile per il contribuente, contro il quale qualsiasi tipo di prova contraria sarà impossibile da costruire. Il tutto con violazione espressa del diritto di difesa tutelato e sancito dai principi generali del nostro ordinamento nonché dalla carta costituzionale.

È questo il giudizio che deriva dall'attenta lettura dei precetti normativi contenuti nel decreto ministeriale dello scorso 24 dicembre che ha dato attuazione al nuovo redditometro applicabile per la determinazione del reddito sinteticamente attribuibile alla persone fisiche per gli anni 2009 e successivi.

Per comprendere il senso di queste affermazioni basta porre a confronto alcuni passaggi del citato decreto ministeriale con le indagini annuali sui consumi delle famiglie contenute nel Programma statistico nazionale.

In quest'ultimo elaborato statistico sono infatti comprese e valorizzate ciascuna delle oltre cento voci di spesa che costituiscono i nuovi elementi indicativi di capacità contributiva sui quali si basa il redditometro di seconda generazione.

Contro queste valorizzazioni e, più in generale, sul risultato complessivo delle stesse, che costituisce di fatto il reddito sinteticamente attribuibile al contribuente, quest'ultimo, recita l'articolo 4 del decreto ministeriale, potrà dimostrare sia che il finanziamento delle spese stesse è avvenuto tramite redditi diversi da quelli posseduti nel periodo d'imposta o tramite redditi esenti o soggetti alla ritenuta alla fonte ma anche che l'ammontare delle spese attribuite è di ammontare diverso (leggi inferiore) a quello determinato dall'ufficio.

Si tratta indubbiamente di un raggio di azione difensiva più ampio rispetto al passato ma che potrebbe tuttavia rivelarsi insufficiente ai fini della tutela del contribuente.

Se infatti sarà sempre possibile, anche se estremamente faticoso e difficile, dimostrare il diverso e minore ammontare di spese comunque sostenute dal contribuente e dai suoi familiari a carico, risulterà addirittura impossibile dimostrare il diverso ammontare di spese che non sono state affatto sostenute.

Si pensi, tanto per fare un esempio concreto, alle spese per tram, autobus, taxi e altri mezzi di trasporto che figurano sia nella tabella A allegata al decreto sul nuovo redditometro sia nell'indagine annuale sui consumi dell'istituto nazionale di statistica.

Se il contribuente ha conservato o ha la possibilità di rintracciare facilmente la reale entità delle spese sostenute per tale voce, per esempio perché ha pagato l'abbonamento ai mezzi di trasporto tramite carta di credito, potrà contrastare attraverso tali documenti l'importo utilizzato dall'ufficio per tali voci. Ma se il contribuente ed i suoi familiari a carico non hanno utilizzato i mezzi pubblici né hanno mai fatto uso del servizio taxi, risulterà impossibile fornire una prova contraria alla valorizzazione di tali voci ai fini del nuovo redditometro.

Trattandosi di prova rigidamente documentale il contribuente non avrà nessun elemento positivo da apportare a suo favore, ma soltanto l'eccezione orale e negativa consistente nel non aver fatto uso di tali voci di spesa.

L'esempio di cui sopra può ovviamente essere esteso a tutta un'altra serie di voci di spesa che, seppur presenti nella famigerata lista A costituente il nuovo paniere di beni e servizi sui quali si fonda il nuovo redditometro, ben potrebbero essere assenti, perché non indispensabili, nel bilancio di una qualsiasi famiglia italiana. Si pensi, ancora per fare qualche esempio, alle spese per attività sportive o culturali, ai prodotti per la cura della persona, alle spese per barbiere, parrucchiere e istituti di bellezza, ai pasti e alle consumazioni fuori casa e così via.

Per elementi come questi la possibilità offerta dal decreto al contribuente di dimostrare la diversa e reale entità di tali voci di spesa è meramente teorica e praticamente impossibile. Di fronte a tali valorizzazioni che incideranno sull'ammontare complessivo del reddito sinteticamente attribuibile, il contribuente non potrà eccepire alcunché restando privo di tutela contro le presunzioni dell'ufficio.

Le uniche eccezioni possibili, da sollevare non tanto per il singolo caso concreto, quanto più in generale sull'intero meccanismo sul quale poggia ed è stato costruito il nuovo redditometro, riguardano il principio di capacità contributiva e il diritto di difesa, entrambi costituzionalmente garantiti.

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