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Professioni non organizzate: piena dignità per tutti

del 05/01/2013
di: di Lucia Basile
Professioni non organizzate: piena dignità per tutti
Ottima annata il 2012 per le professioni di cui alla legge «Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini e collegi». Sotto gli occhi di tutti gli eccezionali traguardi raggiunti, uno fra tutti: l'approvazione del ddl sulle nuove professioni, avvenuta in Senato lo scorso 19 dicembre. La legge definisce per la prima volta in Italia la nozione di professione non regolamentata oltre ad ispirare una nuova cultura secondo la quale il riconoscimento non è più necessariamente legato all'istituzione di un ordine professionale ma alla normativa Uni e quindi alla certificazione professionale.

Un risultato storico che ha segnato non solo il buon passo per il 2013, ma anche per gli anni a venire. Un momento epocale, lo ha definito il presidente nazionale tributaristi Lapet Roberto Falcone: «La legge, di cui abbiamo seguito tutto il suo iter di approvazione, dapprima con Assoprofessioni e successivamente con Cna Professioni, giunge finalmente a fare estrema chiarezza: accanto alle professioni ordinistiche esistono professioni che non richiedono alcuna iscrizione a un ordine o albo per poter essere esercitate».

A fronte delle polemiche che ancora oggi stentano a placarsi, abbiamo voluto analizzare meglio il dettato normativo, soffermandoci in particolar modo sulla nozione di professione di cui all'art.1. «La legge nulla aggiunge e nulla toglie a quanto già ampiamente definito nel nostro codice civile e confermato anche a livello europeo. La professione è prestazione d'opera intellettuale sempre. Su questo non vi è dubbio alcuno, né possibilità di diversa interpretazione. Professione è quella prestata tanto da un soggetto iscritto a ordine che non», ha chiarito Falcone. «Semmai la differenza sta nell'attività svolta, che può essere libera o riservata. Tale attività può poi essere espletata in qualità di professionista iscritto ad albo o ad associazione o tout court».

A fronte di tale specifica, risulta palese quanto la norma rispecchi quei principi di liberalizzazione e concorrenza divenuti necessari per il reale rilancio della nostra economia. Non solo, ha aggiunto il presidente: «L'eliminazione di inutili barriere all'accesso nel mondo del lavoro può contribuire a incentivare l'occupazione soprattutto dei giovani, garantendo allo stesso tempo la tutela dell'utente. Sarà solo il professionista più qualificato a reggere sul mercato. La legge ha finalmente abbattuto quel muro sorretto dalla falsa ideologia e dall'alibi della difesa dell'interesse dell'utente. Lontano dagli interessi meramente corporativi, la norma giunge a dare piena dignità a tutti quei professionisti specializzati in particolari materie per le quali non hanno motivo di esistere né riserve né l'esclusività della competenza del tuttologo. Per essere qualificati quindi non è necessario essere albisti, ma si può essere professionisti normati Uni, certificati o semplicemente iscritti all'associazione di riferimento».

La legge, dunque, nata dall'esperienza consolidata delle realtà professionali più lungimiranti, tra cui la Lapet, con assoluta chiarezza, immediatezza e brevità in soli 11 articoli delinea: la definizione di professione non regolamentata; la mission delle associazioni professionali intesa a valorizzare le competenze degli iscritti, a definire le regole deontologiche, a garantire la tutela dell'utenza nel pieno rispetto delle regole della concorrenza. Tutela dell'utenza realizzata oltre che con le opportune coperture assicurative anche con l'attivazione di uno sportello di riferimento per il cittadino consumatore; la pubblicità delle associazioni professionali attraverso la pubblicazione delle informazioni sul sito web nel pieno rispetto delle norme del Codice del consumo; l'autoregolamentazione volontaria attraverso la definizione del profilo professionale con riferimento alla normativa tecnica Uni e la certificazione di conformità delle attività professionali alle norme tecniche Uni. «Continueremo a promuovere la cultura della qualità anche attraverso l'aggiornamento professionale continuo (vedi altro articolo nella pagina) e della chiarezza», Falcone rinnova l'impegno. «In ballo, ci sono innanzitutto gli interessi dei cittadini e delle imprese che hanno bisogno di tutele e garanzie nelle prestazioni offerte loro da operatori deontologicamente motivati, responsabili e costantemente aggiornati. Per questo, ritengo che l'approvazione di questa legge laddove il riconoscimento è basato, sui principi di “normazione” e “qualità” rappresenti un valido passo avanti per la crescita del nostro Paese».

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