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Trasferimento? Il no del dipendente è legittimo

del 05/01/2013
di: di Cinzia De Stefanis
Trasferimento? Il no del dipendente è legittimo
Non rientra nella giusta causa di licenziamento il rifiuto di un dipendente di trasferirsi in altra società del gruppo. Quando nel momento dell'offerta fatta alla dipendente di essere licenziata da una società per poi essere assunta presso altra con meno di 15 dipendenti non era stato chiarito che la proposta di ricollocazione era legata alla necessità di sopprimere il suo posto di lavoro. Questo è il principio espresso dalla Corte di cassazione (sezione lavoro) con la sentenza 2 gennaio 2013 n. 6. I giudici di Cassazione hanno respinto il ricorso di una società per azioni contro la sentenza con la quale i giudici della corte d'appello di Brescia avevano dichiarato illegittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo comminato a una lavoratrice. Secondo la corte la lavoratrice aveva impugnato il licenziamento con ampie allegazioni in fatto e deduzioni in diritto anche per non aver il datore di lavoro collocato la dipendente in altre mansioni per le quali vi erano posti disponibili in azienda . E l'impresa si era solo limitata ad affermare, che vi era stata una sensibile contrazione dell'organico, non vi erano state altre assunzioni e che la dipendente aveva rifiutato l'offerta di ricollocazione presso altra società del gruppo. In ogni caso, osservano gli ermellini spetta al datore d lavoro l'onere della sussistenza del giustificato motivo del licenziamento. Incombe sul datore di lavoro, altresì, l'onere di provare l'impossibilità di adibire lo stesso lavoratore da licenziare ad altre mansioni equivalenti a quelle svolte all'interno dell'azienda nell'ambito dell'organizzazione dell'impresa. Il giustificato motivo di licenziamento determinato da ragioni tecniche, organizzative e produttive è rimesso alla valutazione del datore di lavoro, senza che il giudice possa sindacare la gestione dell'impresa. Spetta invece al giudice il controllo in ordine all'effettiva sussistenza del motivo adotto dal datore di lavoro e l'onere probatorio grava per intero su quest'ultimo. Il datore di lavoro infatti deve dare prova anche dell'impossibilità di una differente utilizzazione del lavoratore in mansioni diverse da quelle precedentemente svolte.
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