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Rimborsi Iva, un iter più complesso da quest'anno

del 05/01/2013
di: di Franco Ricca
Rimborsi Iva, un iter più complesso da quest'anno
Rimborsi Iva più difficili dal 2013. È l'effetto indiretto delle novità in materia di fatturazione introdotte dalla legge n. 228/2012, in particolare dell'inclusione delle operazioni extraterritoriali nel volume d'affari del contribuente.

L'estensione dell'obbligo di fatturazione. Fino al 31 dicembre, non sussistevano obblighi formali ai fini Iva in dipendenza dell'effettuazione di operazioni non soggette all'imposta per difetto del requisito della territorialità (con le sole eccezioni delle cessioni di beni in transito o depositati in luoghi soggetti a vigilanza doganale, nonché per le prestazioni di servizi «generiche» rese a soggetti stabiliti in altri paesi Ue, per le quali era comunque obbligatoria l'emissione della fattura). In ogni caso, quand'anche fatturate (per esigenze amministrative, commerciali ecc.), le operazioni extraterritoriali non figuravano nella dichiarazione annuale e non alimentavano il volume d'affari del contribuente. La situazione è radicalmente cambiata con il nuovo comma 6-bis dell'art. 21 del dpr 633/72, aggiunto dalla legge n. 228/2012 con decorrenza dalle operazioni effettuate a partire dal 1° gennaio scorso. Questa disposizione, infatti, ha esteso l'obbligo di emissione della fattura alle seguenti operazioni non soggette all'Iva ai sensi degli artt. da 7 a 7-ter, cioè per mancanza del presupposto territoriale, se effettuate da soggetti passivi stabiliti nel territorio dello stato: a) cessioni di beni e prestazioni di servizi (escluse le operazioni creditizie, assicurative e finanziarie, e relative mediazioni e intermediazioni) effettuate nei confronti di un soggetto passivo che è debitore dell'imposta in un altro stato membro dell'Ue; b) cessioni di beni e prestazioni di servizi che si considerano effettuate fuori dell'Ue. Conseguentemente, le operazioni sono assoggettate anche agli obblighi di registrazione e di dichiarazione, e partecipano alla determinazione del volume d'affari, costituito dall'ammontare complessivo delle operazioni effettuate, «registrate o soggette a registrazione» con riferimento ad un anno solare. A tale proposito, l'art. 20 è stato modificato al fine di ricomprendere nel volume d'affari anche le prestazioni di servizi «generiche» rese a soggetti passivi di altri stati membri, in precedenza espressamente escluse sebbene sottoposte, in via eccezionale, a fatturazione.

Gli effetti. Molti gli effetti della novità in esame per i contribuenti che effettuano operazioni non territoriali. Anzitutto l'incremento del volume d'affari si rifletterà sulla fruizione di alcune semplificazioni per il cui accesso è previsto un limite di fatturato: per esempio, eseguire le liquidazioni e i versamenti Iva con cadenza trimestrale anziché mensile, di presentare con la stessa cadenza i modelli Intrastat e le comunicazioni delle operazioni con paesi «black list», di avvalersi del regime di cassa ecc. Ma vi sono anche riflessi di natura meno procedurale. Fatti salvi interventi interpretativi di favore, sarà infatti influenzata negativamente anche la possibilità di realizzare il presupposto per il diritto al rimborso dell'Iva, annuale e trimestrale, collegato all'effettuazione di cessioni all'esportazione e operazioni assimilate per oltre il 25% del fatturato (art. 30, lett. b, dpr 633/72). In materia di rimborso, nessun effetto favorevole si avrà in relazione al presupposto della lettera d) dell'art. 30, che matura quando il contribuente effettua prevalentemente operazioni non territoriali, perché anche in precedenza, ovviamente, tali operazioni si computavano ai fini del rimborso pur non sussistendo l'obbligo di fatturazione.

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