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Remissione in bonis anche per la cedolare secca

del 21/12/2012
di: Andrea Bongi
Remissione in bonis anche per la cedolare secca
Remissione in bonis anche per la cedolare secca. Tutti coloro che per dimenticanza non hanno aderito alla nuova tassazione sostitutiva dei redditi da locazione degli immobili a uso abitativo potranno rimettersi in regola con il fisco attraverso il pagamento di una sanzione minima. Le modalità e le casistiche attraverso le quali è possibile ricorrere alla sanatoria per le irregolarità formali prevista dall'articolo 2 del dl 16/2012 relativamente alla cedolare secca sulle locazioni abitative, sono disciplinate nella circolare47/E diffusa ieri dalle Entrate. Ovvio che la possibilità di rientrare nel regime dell'imposizione sostitutiva sul reddito da locazione può essere concesso solo nei casi in cui il contribuente abbia assolto fin dall'inizio del periodo contrattuale tutte le formalità e gli obblighi previsti dalla cedolare stessa omettendo unicamente la presentazione del «modello 69» all'ufficio locale delle entrate. In tale ipotesi due potranno essere le fattispecie regolarizzabili: quella dell'opzione effettuata in sede di registrazione tardiva del contratto e quella dell'opzione effettuata successivamente alla registrazione. La remissione in bonis, in buona sostanza, viene ritenuta ammissibile e praticabile in regime di cedolare secca soltanto a patto e condizione che la stessa non costituisca una sorta di ripensamento da parte del contribuente oppure una scelta effettuata a posteriori rispetto all'evento iniziale. In quest'ultimo senso, recita la circolare, non potrà essere considerata irregolarità formale sanabile la tardiva presentazione del modello 69 successivamente al pagamento dell'imposta di registro sull'annualità in essere. La remissione in bonis si perfeziona con il pagamento della sanzione di euro 258 attraverso l'F24 con l'utilizzo del codice tributo 8114 istituito dalla risoluzione 46/E/2012. Importante anche la precisazione circa i rapporti fra la remissione in bonis e il ravvedimento operoso. Quest'ultimo potrà incidere unicamente sul trattamento sanzionatorio tributario ma non influenzare la disciplina delle opzioni prevista dalla normativa sulla cedolare secca che è applicata a richiesta delle parti contraenti in sede di registrazione dei contratti o delle relative denunce. La fattispecie di tardiva presentazione del «modello 69» ai fini dell'opzione per la cedolare secca può dunque rientrare nel campo di applicazione dell'art. 2 del dl 16/2012, che disciplina la emissione in bonis, solo ed esclusivamente nelle ipotesi in cui tale tardivo assolvimento dell'obbligo di presentazione di tale modello non sia configurabile come mero ripensamento di una scelta già effettuata da parte del contribuente.

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