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Società agricole: altri due anni di tassazione soft

del 20/12/2012
di: di Luigi Chiarello
Società agricole: altri due anni di tassazione soft
Le società agricole, siano esse di persone o di capitali, potranno godere della tassazione a forfait fino al 2015. Potranno cioè scegliere per altri tre anni (2012-2013-2014) se determinare il proprio reddito su base catastale o a bilancio. È questo l'effetto di un emendamento dei relatori (n. 1.9000) al ddl Stabilità, approvato ieri in commissione bilancio al senato. Il dispositivo proroga al 31 dicembre 2014 la scadenza, oltrepassata la quale perdono di efficacia le opzioni per la fiscalità fondiaria. Opzioni previste dai commi 1093 e 1094 dell'articolo 1 della legge 296/2006. Questo limite temporale, nello schema del ddl Stabilità, era stato fissato in prima battuta al 31 dicembre 2011. Con una norma che inaspriva a esercizio in corso la tassazione sul reddito in formazione. Successivamente, il governo annunciò lo slittamento di un anno del termine di godimento dell'opzione, salvando di fatto anche l'esercizio 2012. La cosa trovò corpo nel disegno di legge Stabilità, licenziato dal consiglio dei ministri il 10 ottobre scorso (si veda ItaliaOggi del 12/10/2012). In particolare, il disegno di legge varato da Palazzo Chigi limitava al solo anno in corso l'accesso delle società agricole alla tassazione a forfait e imponeva, dal 2013, fiscalità a bilancio. Oggi, un altro slittamento: lo stop alla fiscalità fondiaria per le società agricole è stato spostato al 31 dicembre 2014. Di conseguenza, il reddito maturato nel 2014 sarà l'ultimo a godere della fiscalità agevolata. E la tassazione a bilancio scatterà sul reddito prodotto dal 2015.

Che il governo lavorasse a un taglio del sistema agevolativo per le società agricole, ItaliaOggi lo aveva svelato già il 31/3/2012. Il primo veicolo individuato dall'esecutivo era il ddl delega per la riforma fiscale, a quel tempo in gestazione nelle stanze di Palazzo Chigi. Poi la norma non passò. Ma, dopo l'estate, approdò nel ddl stabilità. E oggi arriva a compimento: dopo aver incassato la fiducia del senato il ddl stabilità passerà, infatti, alla Camera per l'ok definitivo. Cosa c'è in ballo. L'addio alla fiscalità fondiaria per le società segna un ritorno all'antico, e marca una discriminazione rispetto ai produttori agricoli che esercitano le medesime attività, di cui all'art. 2135 c.c., ma con veste giuridica diversa da quella dell'impresa individuale e della società semplice. Infatti, il comma 1093, dell'art. 1, della legge 296/2006 disponeva che le società di persone, le società a responsabilità limitata e le società cooperative (restano fuori le spa), con qualifica di società agricola, di cui all'art. 2, dlgs n. 99/2004, potessero «optare» per la tassazione basata sui redditi fondiari, di cui all'articolo 32 del Tuir. In pratica, con la Finanziaria 2007, il legislatore aveva incoraggiato la forma societaria (circolare n. 50/E/2010) e riallineato la tassazione di tutti i produttori agricoli, a prescindere dalla propria veste giuridica, riconducendo, seppure per scelta (triennale e rinnovabile tacitamente), le società commerciali con determinati requisiti, tra i soggetti che, in luogo della determinazione del reddito d'impresa, tassano i propri redditi su base fondiaria, esercitando le attività di coltivazione del fondo, silvicoltura, allevamento di animali e le attività connesse.

Con la nuova legge di stabilità, invece, il legislatore abroga dal 2015 questo regime opzionale, riportando queste società tra quei soggetti che determinano il proprio reddito ai sensi degli articoli 55 e seguenti del Tuir (reddito d'impresa). E, contestualmente, abroga, sempre dal 2015, il regime (introdotto col comma successivo, il 1094), che consente la tassazione catastale anche per le società costituite da imprenditori agricoli, non necessariamente professionali (Iap), che esercitano «esclusivamente» attività dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione di prodotti agricoli ceduti dai soci.

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