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Titoli di stato extra debito contro le crisi di liquidità

del 15/12/2012
di: Luigi Chiarello
Titoli di stato extra debito contro le crisi di liquidità
Il Tesoro potrà emettere una particolare categoria di titoli di stato. Che non andranno a concorrere alla formazione del debito pubblico, se non quando verranno immessi sui mercati finanziari, per operazioni di pronti contro termine o di altro genere, finalizzate a correggere gli squilibri sui mercati. Si tratta di tranche di prestiti, che il Tesoro potrà travestire da titoli di debito, emessi al di fuori delle aste pubbliche, con un duplice obiettivo:

- far fronte a una bruciante esigenza di cassa da parte dello Stato, che potrà così recuperare liquidità immettendo sui mercati regolamentati titoli di stato, al di fuori delle aste. Così da sottrarli alle naturali fibrillazioni politiche che insorgono in prossimità dell'approvazione della legge di bilancio o alle più speculative fibrillazioni politiche che rinfocolano lo spread, guarda caso giusto in prossimità delle aste pubbliche;

- oppure far fronte a brucianti esigenze di cassa degli istituti di credito, attraverso l'emissione extra di Titoli di stato che possano costituire tranche di prestiti, a finalità di finanziamento, in operazioni pronti contro termine, a beneficio delle banche.

Il doppio binario di finanziamento, che come detto non andrà a gonfiare il debito pubblico del paese se non nella fase in cui il Tesoro diventa soggetto attivo sui mercati, sembrerebbe inserito in un comma incluso in un emendamento al ddl stabilità, presentato ieri dai relatori in commissione bilancio al senato.

Il codicillo va a modificare il dpr 398/2003, recante il Testo unico delle disposizioni in materia di debito pubblico. Il dispositivo, per l'esattezza, integra l'articolo 57 del dpr 398, quello relativo ai titoli di stato non dematerializzati (cioè ancora in forma cartacea), aggiungendo al comma 1 una lettera, la «b-bis», in un contesto normativo che non contiene altre lettere. E che sembra del tutto incoerente rispetto al contenuto dell'emendamento.

La relazione illustrativa e l'emendamento. Di più, l'emendamento, per come sopra descritto, non trova alcuna relazione apparente con quanto indicato, invece, nella relativa relazione illustrativa. Questa, piuttosto, fa riferimento a un meccanismo di semplificazione di adempimenti relativi al debito pubblico residuo non dematerializzato (cartaceo). Adempimenti che riguardano le ex direzioni provinciali del Tesoro, divenute poi Direzioni territoriali dell'economia e delle finanze, le cui competenze sono state trasferite alle Ragionerie territoriali dello stato.

In particolare, la questione riguarderebbe il pagamento di interessi e capitale sui titoli di stato residuali in forma cartacea, insistenti in conti giudiziali (mod. 281) su cui, negli ultimi sette anni, non è avvenuta alcuna movimentazione delle ricevute consegnate ai possessori di titoli di stato al portatore. Ricevute, denominate bollettari (mod. 241), che vengono emesse a fronte del ritiro del titolo, poi comunicato al Tesoro. Secondo la relazione illustrativa, «l'ammontare di titoli cartacei in circolazione, per i quali sono spirati i termini di prescrizione, si è molto ridotta». E sebbene i risparmiatori preferiscano sul punto rivolgersi alle sedi territoriali di Bankitalia oggi competenti, il conto giudiziale di riferimento va comunque reso. Anche senza richieste di pagamento e, quindi, di movimentazione di bollettari. Da qui l'emendamento.

Insomma, la relazione illustrativa sembra derubricare a mera questione burocratica quello che invece l'emendamento sembra raccontare in modo diverso e con maggiore efficacia. E cioè la possibilità, per il Tesoro di «disporre l'emissione di tranche di prestiti vigenti volte a costituire un portafoglio attivo di titoli di Stato da utilizzarsi per effettuare operazioni di pronti contro termine o altre in uso nei mercati finanziari, finalizzate a promuovere l'efficienza dei medesimi (mercati, ndr)». Di più. L'emendamento aggiunge anche che «i titoli emessi per essere destinati al detto portafoglio concorrono alla formazione del limite annualmente stabilito con la legge di approvazione del bilancio dello stato soltanto nel momento in cui sono collocati sul mercato mediante le suddette operazioni».

Da ultimo, c'è una un'altra cosa che non torna: se i titoli di stato cartacei sono già emessi e in circolazione, come è possibile che non concorrano già alla formazione del debito pubblico?

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