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Se non c'è risultato la co.co.pro. risulta fasulla

del 13/12/2012
di: di Daniele Cirioli
Se non c'è risultato la co.co.pro. risulta fasulla
Giro di vite sul lavoro a progetto. Per la legittimità, occorre un progetto specifico che sia collegato a un risultato obiettivamente verificabile. Lo precisa il ministero del lavoro nella nota protocollo n. 23530/2012, illustrando le novità della riforma Fornero (legge n. 92/2012). Per il ministero si tratta di una «nuova soluzione interpretativa che conduce a un evidente cesura rispetto al passato».

Si cambia musica. Le istruzioni riguardano la parte di riforma che modifica la disciplina delle co.co.co. introducendo alcune restrizioni finalizzate a contrastare l'utilizzo scorretto. Novità, precisa il ministero, che trovano applicazione esclusivamente alle co.co.co. stipulate dal 18 luglio.

Requisiti del progetto. La novità principale riguarda il requisito fondamentale della co.co.co., in quanto ora esclusivamente rappresento dal progetto. Infatti, il progetto è l'unico e indispensabile requisito cui ricondurre le co.co.co, essendo stati eliminati i riferimenti al programma di lavoro o alla sua fase. Inoltre, il progetto deve essere «funzionalmente collegato ad un determinato risultato finale». E nel contratto andrà accuratamente descritto, non bastando più la sua indicazione, come richiedeva la vecchia normativa. Descrizione, precisa il ministero, che dovrà essere specifica «con individuazione del suo contenuto caratterizzante e del risultato finale che si intende perseguire».

Il risultato finale. Per il ministero, dunque, il contenuto del progetto deve indicare necessariamente l'attività prestata dal collaboratore in relazione alla quale si attende il raggiungimento di un determinato risultato «obiettivamente verificabile». In altri termini, il risultato finale atteso dall'attività «costituisce parte integrante del progetto e allo stesso tempo elemento necessario ai fini della sua validità». Pertanto, la nuova disciplina subordinata la stipula di contratti a progetto all'individuazione di un risultato compiuto, inteso quale modificazione della realtà materiale che il collaboratore si impegna a realizzare in un arco temporale determinato (a esempio sviluppo di uno specifico software e non l'attività ordinariamente necessaria ai fini della sua gestione). La soluzione interpretativa, spiega il ministero, «conduce a un'evidente cesura rispetto al passato».

Compiti esecutivo o ripetitivi. Altra novità, sempre relativa al progetto, è il divieto a che questo possa comportare lo svolgimento di «compiti meramente esecutivi o ripetitivi». Per il ministero, i primi sono quelli caratterizzati dalla «mera attuazione di quanto impartito, anche di volta in volta, dal committente, senza alcun margine di autonomia anche operativa da parte del collaboratore». Mentre nei compiti meramente ripetitivi, il «concetto di “ripetitività” indica quelle attività rispetto alle quali non è necessaria alcuna indicazione da parte del committente». In sostanza, conclude il ministero, ne deriva la possibilità di riconoscere una vera a propria collaborazione a progetto «solo nella misura in cui al collaboratore siano lasciati margini di autonomia anche operativa nello svolgimento dei compiti assegnati».

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