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L'accisa trattenuta sulla benzina aiuterà i terremotati

del 13/12/2012
di: di Ilaria Accardi
L'accisa trattenuta sulla benzina aiuterà i terremotati
Lo stato fino al 31 dicembre 2012 tratterrà nel limite di 500 milioni di euro la quota di gettito relativo all'aliquota dell'accisa sulla benzina, sulla benzina con piombo e dell'accisa sul gasolio usato come carburante, che sarebbe dovuta spettare alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano.

Sono stati, infatti, approvati i criteri che consentono allo stato di destinare le maggiori entrate derivanti dall'aumento delle accise in questione al Fondo per la ricostruzione delle aree colpite dal sisma del 20-29 maggio 2012, che ha interessato il territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio-Emilia e Rovigo. Detti criteri sono fissati dal decreto 5 dicembre 2012 del direttore generale delle finanze e del Ragioniere generale dello stato concernente «modalità di individuazione del maggior gettito di competenza delle autonomie speciali da riservare all'Erario, ai sensi dell'articolo 2, comma 4, del decreto legge 6 giugno 2012, n. 74, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° agosto 2012, n. 122», pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 289 del 12 dicembre 2012.

La creazione da parte del legislatore statale di queste riserve di un gettito che sarebbe, invece, confluito nelle casse degli enti ad autonomia differenziata è stavolta legittimata dalla specifica necessità di alimentare un fondo a favore delle zone interessate da eventi sismici, al quale affluiscono le risorse derivanti dall'aumento delle aliquote di accisa sulle benzine e sul gasolio usato come carburante fissato, a decorrere dall'8 giugno 2012, con la determinazione del direttore dell'Agenzia delle dogane 7 giugno 2012, n. 69805. Detto aumento è pari a 2 centesimi al litro, al quale occorre aggiungere anche il maggior gettito dell'Iva relativa alle accise. Il compito del decreto era quello di individuare le modalità che avrebbero consentito di contabilizzare separatamente tale gettito. Al tal fine nella tabella A allegata al decreto sono riportate le previsioni degli incrementi di gettito delle suddette accise e dell'Iva, per l'anno 2012, distinte per capitolo/articolo di imputazione del bilancio dello stato. Vengono, poi, raffrontate le previsioni degli incrementi di gettito dei suddetti tributi con quelle complessive di competenza degli stessi capitoli/articoli di entrata del bilancio dello stato, al fine di determinare le incidenze percentuali degli incrementi di gettito derivanti dalla norma innanzi richiamata rispetto al gettito complessivo previsto per i rispettivi capitoli/articoli. Infine sono individuati gli appositi capitoli/articoli di entrata sui quali devono essere separatamente contabilizzate le maggiori entrate, riservate all'Erario. Sarà, poi, la struttura di gestione dell'Agenzia delle entrate, in fase di ripartizione del gettito relativo alle entrate erariali riscosse attraverso il «modello F24», ed il «modello F24 enti pubblici» (F24 EP), a imputare e contabilizzare separatamente le somme corrispondenti alle percentuali riportate nell'allegato A agli appositi capitoli ed articoli di entrata del bilancio dello stato per la definitiva acquisizione all'Erario delle somme dovute.

I soggetti che effettuano direttamente alla tesoreria dello stato i versamenti delle somme in questione devono scorporare la parte corrispondente alle percentuali di riserva all'Erario indicate nell'allegato A, che deve essere distintamente versata agli appositi capitoli/articoli ivi indicati. Detti soggetti possono, però, evitare questi doppi passaggi semplicemente utilizzando il «modello F24», che attribuisce tale onere alla struttura di gestione dell'Agenzia delle entrate.

Il decreto si chiude con una norma che dispone che il gettito che nel frattempo è già stato attribuito direttamente alle regioni a statuto speciale ed alle province autonome, sarà recuperato dalla struttura di gestione. Senza le norme in questione il gettito delle accise sarebbe stato attribuito, in base alle quote stabilite dalle singole norme statutarie, agli enti ad autonomia differenziata. E invece, detti enti devono rinunciare a tali importi nel limite di 500 milioni di euro, per un fine di indubbia solidarietà sociale.

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