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Ddl stabilità, un fritto misto con dentro di tutto

del 11/12/2012
di: di Francesco Cerisano
Ddl stabilità, un fritto misto con dentro di tutto
Da legge di Stabilità a provvedimento omnibus. Sembra essere questo il destino della legge di bilancio che la crisi di governo e le annunciate dimissioni del premier Mario Monti stanno trasformando in un treno in corsa da prendere al volo prima del «rompete le righe» del Capo dello stato. E così dalle ricongiunzioni pensionistiche alla Tobin tax, dall'Imu al patto di stabilità, dal decreto Ilva ad alcuni pezzi di delega fiscale, dalla proroga delle funzioni delle province alle modifiche in materia di obbligo di Abs e pneumatici invernali, il ddl potrebbe imbarcare di tutto. Persino un nuovo condono edilizio (ipotesi rilanciata da Carlo Giovanardi, ma subito rispedita al mittente dal Pd).

Sulle ricongiunzioni onerose delle pensioni, il ministro del lavoro Elsa Fornero ha annunciato di aver predisposto un emendamento per risolvere «un problema grave creato dal governo precedente e che riguarda molti italiani». Mentre sull'Imu i comuni rischiano di dover festeggiare una vittoria di Pirro. Perché, se da un lato appare praticamente certo che dal 2013 i sindaci potranno incassare tutto il gettito (o quasi) dell'imposta municipale, senza doverne condividerne una fetta con l'erario come accade oggi, dall'altro dovranno rinunciare a una quota corrispondente di trasferimenti. Su questo il Mef è stato chiaro: «L'operazione dovrà essere a costo zero per lo stato». Ma il problema maggiore è che i comuni rischieranno di arrivare all'appuntamento in dissesto finanziario se nel frattempo il patto di Stabilità non verrà alleggerito come chiesto dai sindaci (che in caso contrario sono anche arrivati a minacciare le dimissioni in massa). Per il momento ci sono poche speranze che la legge di stabilità possa imbarcare un alleggerimento dei vincoli di bilancio. E non è un problema di cifre. Nel senso che sia il miliardo e 800 milioni chiesto dai comuni, sia il miliardo rilanciato dai relatori Giovanni Legnini e Paolo Tancredi rappresentano ipotesi scartate da via XX Settembre per mancanza di copertura. A meno che governo e parlamento non decidano di andare a reperire altrove le risorse necessarie. Come? Per esempio sconfessando alcune modifiche introdotte da Montecitorio a cominciare dall'esenzione Irap dal 2014 per i piccoli lavoratori autonomi. «Il Mef ci ha detto che non ci sono risorse», rivela Tancredi a ItaliaOggi, «a meno di non rimodulare l'impianto del ddl uscito dalla camera».

I sindaci per il momento stanno alla finestra, pronti a svestire la fascia tricolore. Ma la preoccupazione cresce soprattutto perché la crisi di governo complica le cose. «Questo clima certamente non aiuta a far comprendere le nostre motivazioni e quindi a far approvare gli emendamenti che l'Anci ha proposto», osserva Vito Santarsiero (Pd), sindaco di Potenza e delegato Anci per il Sud.

E anche la decisione di accelerare il cammino parlamentare della legge, in modo da approvarla prima di Natale (anticipando così la fine della legislatura e la data delle prossime elezioni) mal si concilia con la necessità di introdurre modifiche mirate.

Il Pd per bocca del relatore Legnini si è detto disponibile a ritirare la maggior parte degli emendamenti («senza rinunciare pero' alle proprie priorità»). Mentre l'altro relatore, Paolo Tancredi, ha annunciato che il ddl arriverà all'esame dell'aula del senato il 18 dicembre, come previsto dal calendario, e passerà alla camera entro il 19 dicembre. «La deadline è Natale», ha annunciato. Il che lascia presagire una corsa contro il tempo per caricare sul treno della legge di stabilità tutto quanto debba entrare (o restare) in vigore prima della fine della legislatura.

Sulla Tobin tax, per esempio, deciderà il governo perché per il momento non c'è accordo tra i relatori su quali strumenti finanziari esentare dall'imposta. Legnini e Tancredi dovrebbero, invece, formalizzare insieme l'emendamento sull'Imu. Mentre per altre modifiche servirà una scelta politica. «Può entrarci tutto, anche il decreto sull'Ilva», ha sottolineato Tancredi, «ma ci vorrà un accordo tra i partiti».

Oltre al condono edilizio, non dovrebbe trovare posto nella legge di stabilità anche il decreto di riordino delle province (si veda altro pezzo in pagina).

Tuttavia se, come sembra probabile, il decreto dovesse essere affossato dalla pregiudiziale di costituzionalità presentata dal Pdl e che sarà votata oggi pomeriggio dall'aula del senato, non è escluso che alcuni aspetti procedurali possano confluire nella legge di stabilità, come ad esempio la proroga dei trasferimenti delle funzioni delle province.

Nella legge di Stabilità, infine, potrebbero anche confluire alcune modifiche al decreto crescita ora all'esame della camera. Le commissioni attività produttive e trasporti, riunite per una prima valutazione degli emendamenti al dl, sarebbero infatti orientate a trasferire le modifiche che riguardano pneumatici invernali e Abs per i ciclomotori nella legge di bilancio. Lo ha confermato la neorelatrice Silvia Velo (Pd) che punta a chiudere stasera i lavori in commissione per portare il dl crescita in aula domani.

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