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Spetterà solamente ai comuni tutta l'Imu dal 2013

del 08/12/2012
di: di Francesco Cerisano
Spetterà solamente ai comuni tutta l'Imu dal 2013
La legge di stabilità regala ai sindaci (quasi) tutta l'Imu. L'emendamento che trasforma l'imposta municipale in un tributo realmente federalista, accogliendo le richieste dell'Anci e l'auspicio espresso giovedì dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano, troverà posto (probabilmente lunedì) nella legge di stabilità. Anche se al momento non si sa se il governo se ne assumerà la paternità o la affiderà ai relatori Paolo Tancredi (Pdl) e Giovanni Legnini (Pd). Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, il Mef avrebbe avanzato qualche dubbio di copertura sulla misura, motivo per cui, in attesa che il governo sciolga gli ultimi nodi contabili, l'emendamento verrebbe presentato dai relatori.

Tobin Tax. Stessa sorte dovrebbe avere l'emendamento sulla Tobin Tax. Si confermano le anticipazioni di ItaliaOggi (si veda il numero del 4/12/2012) secondo cui la nuova versione dell'imposta sulle transazioni finanziarie dovrebbe esentare i derivati ed essere caratterizzata da un'aliquota più alta sulle azioni (più vicina a quella prevista dal cosiddetto modello francese, ossia lo 0,2%, che all'attuale 0,05%). Una rimodulazione del genere, però, potrebbe creare clamorosi deficit di gettito di cui il governo sembra essere però consapevole, tanto che nella relazione su cui i tecnici della Ragioneria hanno lavorato per tutta la giornata di ieri, il gettito atteso dalla Tobin è stato rivisto al ribasso rispetto al miliardo di euro atteso.

Imu. Dal prossimo anno i comuni dovrebbero ricevere una quota di imposta municipale molto più cospicua rispetto a quella attuale che, secondo le ultime stime, ha già portato nelle casse dei municipi 14,8 miliardi (lo stato ne ha incassati 8,4). In cambio i comuni rinunceranno a una congrua fetta di trasferimenti erariali, perché la misura, come ha spiegato Legnini sarà «a saldi invariati». Il che significa che si andrà a incidere sul fondo di riequilibrio degli enti locali diminuendo le risorse a questo destinate.

La nuova rimodulazione del gettito Imu tra comuni ed erario dovrebbe portare nelle casse dei sindaci tutta l'Imu generata dalle abitazioni (senza più distinguere, come avviene oggi, tra gettito da abitazione principale, tutto comunale, e gettito da abitazioni secondarie diviso a metà tra stato e enti). All'erario dovrebbe comunque restare una quota residuale di imposta (quella pagata sugli immobili commerciali) che servirà a rimpinguare il fondo statale di riequilibrio necessario per garantire risorse economiche anche agli enti locali con base immobiliare meno ricca. L'idea, del resto, non è nuova ed era già stata in qualche modo anticipata dal ministro dell'economia Vittorio Grilli all'assemblea Anci di Bologna (si veda ItaliaOggi del 20/10/2012) ma poi era finita nel dimenticatoio dei lavori parlamentari prima di essere rilanciata prepotentemente dalle parole del Capo dello stato.

Milleproroghe e graduatorie p.a. I relatori alla legge di bilancio hanno inoltre anticipato che quest'anno (vuoi per l'ingorgo parlamentare che sta costringendo soprattutto il senato a un vero tour de force, vuoi per le recenti fibrillazioni nella maggioranza) il tradizionale decreto milleproroghe di fine anno non ci sarà. E le scadenze da differire saranno recepite nella legge di stabilità. Come? Tancredi e Legnini hanno depositato un emendamento che proroga di 6 mesi, fino al 30 giugno 2013 (ma il differimento potrebbe essere esteso a anno con dpcm) l'efficacia delle graduatorie dei concorsi pubblici per le assunzioni a tempo indeterminato nelle p.a. Questa disposizione potrebbe essere il «cavallo di Troia» in cui «travasare», magari sotto forma di tabella, l'intero milleproroghe.

Prelievo sul tfr, tabula rasa. Estinti i processi per la restituzione del contributo previdenziale obbligatorio del 2,5% sulla base contributiva dei dipendenti pubblici. Un emendamento dei relatori recepisce il decreto legge approvato il 26 ottobre dal governo per dare attuazione alla sentenza della Corte costituzionale n. 223/2012 che aveva dichiarato illegittimo il prelievo. Così come il decreto legge (che a questo punto diventerà un provvedimento «a perdere») anche l'emendamento dei relatori non si limita ad azzerare la norma considerata incostituzionale (articolo 12, comma 10, del dl 78/2010, convertito in legge 122/2010), abrogandola a decorrere dal 1° gennaio 2011, ma incide anche sulle vertenze attivate, con l'intento di eliminare il contenzioso sorto nel frattempo.

Indennità Aspi. Licenziare un dipendente l'anno prossimo costerà da un minimo di 459 a un massimo di 1.377 euro. Saltata dal maxiemendamento al decreto crescita rivive infatti tra le richieste di modifica dei relatori alla legge di stabilità la disposizione che aggiorna la cosiddetta tassa sui licenziamenti, introdotta dalla riforma Fornero (si veda ItaliaOggi del 1° dicembre). In sostanza, l'emendamento prevede che il contributo una tantum posto a carico delle imprese in caso di licenziamenti e diretto a finanziare l'Assicurazione sociale per l'impiego, sarà pari al 41% del massimale dell'indennità Aspi spettante al lavoratore (pari a 1.119 euro a valore 2013) e non più dell'indennità effettivamente erogata. La novità si riverbera sui licenziamenti collettivi dove pure è previsto il pagamento del ticket, però in misura triplicata e non prima del 1° gennaio 2017.

Contributo unificato. Infine, un emendamento dei relatori prevede che nei ricorsi al Tar in materia di appalti il calcolo del contributo unificato venga effettuato sull'importo a base di gara.

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