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L'equità fiscale e sociale, un progetto utopico?

del 06/12/2012
di: Gaetano Faggian
L'equità fiscale e sociale, un progetto utopico?
Il nostro Paese, sul piano economico/sociale, non sta attraversando un periodo felice.

L'introduzione dell'euro, l'avvento della globalizzazione come strategia economica delle grandi imprese multinazionali e non solo, hanno generato una serie di conseguenze essenzialmente negative. A ciò va aggiunta la nostra dipendenza dall'estero per le fonti energetiche necessarie sia al comparto produttivo che alle famiglie. Energie alternative al petrolio, al gas, al nucleare sono, da noi, quasi inesistenti. Legato all'introduzione dell'euro – e ciò lo si può constatare ogni giorno – un aumento generalizzato dei prezzi e delle tariffe è solo parzialmente giustificabile. Come al solito le fasce più deboli della popolazione, sia come reddito che come condizione patrimoniale, ne sopportano il peso, concretizzandosi in situazioni vergognose per una società che voglia definirsi «civile». È infatti palese che pensionati e lavoratori dipendenti, non potendo rivalersi su altri attori del sistema economico, sono in condizione di assoluta vulnerabilità. Come rimediare, attenuare, gli effetti negativi della perdita del potere d'acquisto delle famiglie? Non certamente con la concessione di prestiti al consumo – quasi al limite dell'usura – che molte società finanziarie propongono ai cittadini, costretti spesso dal bisogno ad accedervi. Anche la modalità di pagamento rateale o differito al mese successivo che molti iper/supermercati concedono, se pur necessaria, non risolve il male alla radice. Una prima via per ridurre la questione la si può trovare aumentando i salari e le pensioni, compatibilmente con le altre variabili economiche in gioco. Legandole, dunque, alle dinamiche dei prezzi e delle tariffe che tengano conto della «vera» perdita del potere d'acquisto ovvero dell'inflazione reale.

Anche un'appropriata politica fiscale, se usata in modo efficace, può, insieme ad una seria politica di contenimento della spesa pubblica improduttiva e di ogni altro spreco (operazione non facile ma neanche impossibile): stabilire di ridurre le aliquote alleggerendo il carico fiscale restituendo parte del potere d'acquisto perduto; con la riduzione delle aliquote e con una vera lotta all'evasione, soprattutto ai grandi evasori, far riemergere materia imponibile; adeguare la tassazione su operazioni speculative per renderla equivalente alla tassazione ordinaria (con l'accortezza, e dunque con una valutazione sensata, che tale fatto non allontani investitori/speculatori con conseguenze negative sul piano economico); cercare di attuare, con scelte coraggiose, l'equità fiscale e sociale, eliminando alla radice ogni privilegio di natura fiscale per realizzare compiutamente la «giustizia del caso concreto» quale espressione del concetto di equità.

Nella considerazione che vivere insieme è proprio della natura umana, vanno dunque ricercati quegli elementi di giustizia sociale imprescindibili per una vera società civile anche, e soprattutto, alla luce degli insegnamenti cristiani spesso dimenticati, con l'augurio di ritrovare quella spiritualità della quale abbiamo immensamente bisogno. Siamo, come Associazione, a disposizione per offrire il nostro contributo.

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