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Salvi i processi a Cosa nostra, occorre più cautela

del 01/12/2012
di: di Dario Ferrara
Salvi i processi a Cosa nostra, occorre più cautela
Salvi i processi contro Cosa nostra, ma serve prudenza nella valutazione delle dichiarazioni che costituiscono chiamate di correo, ad esempio quelle dei «pentiti». È quanto emerge dalla decisione adottata dalle Sezioni unite penali che ha diffuso una massima di diritto provvisoria per rendere noto come ha risolto il contrasto di giurisprudenza fra le sezioni semplici. In soldoni: serve più cautela nella valutazione delle dichiarazioni dei pentiti: due collaboratori di giustizia che parlano «per sentito dire» accusando qualcuno di un delitto, non potranno più riscontrarsi a vicenda; affinché costituiscano fonte di prova sarà invece necessario che la fonte da cui provengono le notizie sia diversa. Il massimo consesso della Suprema corte ha accolto soltanto in parte le richieste dei difensori di alcuni imputati per «416-bis» condannati all'ergastolo: diversamente sarebbero risultati a rischio parecchi procedimenti per associazione a delinquere di stampo mafioso. In particolare i giudici di legittimità hanno dato risposta «affermativa» alla questione presa in esame che chiedeva «se la chiamata in reità o correità «de relato» potesse avere come unico riscontro un'altra chiamata de relato». I magistrati di piazza Cavour vincolano la praticabilità del riscontro incrociato alla condizione «le due chiamate abbiano autonomia genetica e siano positivamente valutate per attendibilità, specificità e convergenza». La Suprema corte, insomma, sceglie una via di mezzo fra la linea dura degli anni scorsi e una recente apertura più garantista, avvenuta nel 2012. La doppia chiamata di correo indiretta («de relato») ne esce in qualche modo convalidata ma con un paletto preciso: devono essere diversi gli informatori da cui proviene la notizia riferita dai pentiti. Il che costituisce comunque un'apertura nei confronti della tutela dei diritti degli imputati: si esclude infatti che le plurime chiamate in reità «indirette» possono riscontarsi reciprocamente in assenza di verifica delle fonti. Va ricordato in proposito che l'ordinamento processuale ha imposto particolari e rigorose regole di giudizio per la chiamata in reità o correità diretta, vale a dire per le dichiarazioni di cui il computato o l'imputato di reato connesso afferma di essere direttamente a conoscenza, assumendosene le responsabilità. A maggior ragione, dunque, deve escludersi che in mancanza di altri elementi due chiamate «de relato» possano riscontrarsi l'una l'altra ed essere poste a fondamento del giudizio di responsabilità penale. E ciò specialmente nei procedimenti in cui la persona che è fonte dell'originaria dichiarazione non può essere sentita sul punto, ad esempio perché a sua volta imputata e quindi interessata a smentirla.
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