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Per i giovani il ministero si pronunci al più presto

del 28/11/2012
di: La Redazione
Per i giovani il ministero si pronunci al più presto
La bagarre elettorale per il rinnovo dei vertici dei commercialisti è lontana da una immediata soluzione, monta lo scontento dalle diverse rappresentanze di categoria. «Il ministero della giustizia si pronunci al più presto sull'estenuante vicenda delle elezioni», chiede con forza l'Unione nazionale dei giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, giacché «pur nella consapevolezza dei numerosi e per certi versi incresciosi nodi da sciogliere, ogni giorno di ulteriore ritardo amplifica le lacerazioni all'interno della categoria e il danno d'immagine al suo esterno». Per i giovani dottori infatti è fondamentale che si chiuda questa «infinita» fase e si apra quella «della dignità di chi non vedrà accolte le proprie ragioni e della responsabilità di chi le vedrà invece accolte». Il tutto considerando poi che qualunque risultasse lo schieramento proclamato, «esso dovrà interpretare il proprio ruolo come quello di traghettatore verso una sintesi che, in questa occasione, è così clamorosamente mancata». Insomma, che il ministero faccia presto e i giovani poi si faranno «garanti di un'unità senza la quale non può esserci quel futuro cui loro sanno guardare con maggiore lungimiranza di tutti coloro che, oggi più che mai, sembrano invece pensare solo al presente». Tuona anche l'Associazione italiana dottori commercialisti ed esperti contabili che affida a una nota telegrafica tutto il proprio disappunto sulla vicenda. «Siamo indignati», si legge nel comunicato, «siamo stanchi di sopportare in silenzio, siamo distinti e distanti da quanto stiamo subendo» e soprattutto «siamo preoccupati dell'immagine offerta dai nostri vertici, perché non abbiamo più punti di riferimento e abbiamo paura del futuro». E infine in una lettera «aperta ai colleghi» interviene anche Giorgio Sganga candidato alla lista «Insieme per la professione» guidata da Gerardo Longobardi e al centro delle polemiche. Sganga dopo aver ricostruito la vicenda che lo ha portato a trasferire la residenza da Paola ad Aosta, spinto dalla «necessità di dichiarare un momentaneo indirizzo di riferimento» e accettando, quindi, «la disponibilità che alcuni amici mi hanno offerto», sostiene con «ferma convinzione che una categoria così divisa non poteva essere governata da nessuna delle due parti e che l'unica cosa da fare era quella di ritornare al voto, forti della esperienza che in campagna elettorale ci aveva visti così divisi».
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