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Nuova Aspi al debutto dal 2013, opportunità o zavorra?

del 23/11/2012
di: Celeste Vivenzi
Nuova Aspi al debutto dal 2013, opportunità o zavorra?
La riforma del Lavoro di cui alla legge 92-2012 regolamenta l'entrata in vigore (con decorrenza 1/1/2013) di un nuovo strumento per la tutela del reddito del lavoratore dipendente a copertura del periodo intercorrente dalla perdita involontaria del posto di lavoro alla successiva ed eventuale rioccupazione denominato «assicurazione Sociale per l'Impiego».

Gli importi previsti consistono nel 75% di euro 1.180,00 (euro 885) aumentati di una quota del 25% del differenziale tra retribuzione percepita ed il limite di euro 1.180,00 nel caso in cui la retribuzione del lavoratore superi quest'ultimo limite.

Il massimale previsto è di euro 1.119,00, mentre la durata è di un anno per coloro i quali hanno meno di 55 anni (alla data di assegnazione dell'ammortizzatore) e 18 mesi per coloro con più di 55 anni.

La nuova Aspi spetta a decorrere dall'ottavo giorno successivo alla data di cessazione del rapporto di lavoro ovvero dal giorno successivo a quello in cui è stata presentata la domanda in via telematica all'Inps e la fruizione dell'indennità è condizionata alla permanenza dello stato di disoccupazione e, in caso di nuova occupazione del soggetto con contratto di lavoro subordinato, l'indennità di disoccupazione Aspi è sospesa fino a un massimo di sei mesi (se il periodo di sospensione è inferiore ai sei mesi l'indennità ricomincia a decorrere). Qualora il lavoratore svolga attività di lavoro autonomo con reddito inferiore al limite previsto per la perdita dello status di disoccupato (euro 4.800/anno) deve darne comunicazione entro un mese all'Inps (dichiarando il reddito annuo che prevede di conseguire) e l'Istituto provvederà a ridurre l'indennità in base ai compensi percepiti. In via sperimentale per gli anni dal 2013 al 2015 il lavoratore che ha diritto all'Aspi può chiedere che gli vengano liquidati gli importi delle mensilità non ancora percepite per intraprendere una attività di lavoro autonomo, d'impresa o per associarsi in cooperativa (aspetto interessante previsto anche da una legge precedente per i

Al finanziamento del nuovo trattamento saranno oggetto i seguenti interventi (dal 1° gennaio 2013):

  • contributo integrativo pari al 1,31% che sostituirà, a regime, l'attuale contributo DS;

  • contributo addizionale pari all'1,4% (carico datore) per ogni rapporto di lavoro a tempo determinato;

  • contributo a carico del datore di lavoro in tutti i casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per cause diverse dalle dimissioni intervenute dal 1° gennaio 2013 (il contributo di licenziamento si applica anche nei casi di licenziamento per giusta causa o in caso di cessazione attività ed è pari al 50% del trattamento iniziale di Aspi per ogni 12 mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni.

    Ciò significa che se viene licenziato un lavoratore con anzianità di almeno tre anni, il contributo di licenziamento è pari a euro 1.327,50 (885,00 x 1,5)). L'aspetto importante da considerare è quello che, secondo proiezioni effettuate, l'importo della vecchia disoccupazione poco diverge dal nuovo importo Aspi (non si intravedono quindi particolari benefici per i percettori) ma che, al contrario, il nuovo sistema darà origine sicuramente a un aumento dei costi gestionali (software, nuova gestione delle pratiche ecc.).

    L'aspetto però sicuramente più travolgente è il nuovo contributo di licenziamento che si abbatte sulle imprese in un periodo di crisi profonda tanto da far pensare che molte aziende ricorreranno ai licenziamenti entro la fine del 2012 pur di sfuggire al nuovo onere economico. In conclusione sorge spontanea una domanda: «L'Aspi rappresenta un corollario importante ad un nuovo sistema studiato per far fronte ai problemi dell'occupazione di uno Stato moderno oppure non è altro che un ulteriore ed inopportuno aumento del costo del lavoro?».

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