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Il mistero del Redditest, l'incoerenza è criptata

del 23/11/2012
di: di Maurizio Tozzi
Il mistero del Redditest, l'incoerenza è criptata
Un Redditest criptato, visto che non è dato sapere quali variabili sono considerate e che ricalcoli effettua il software. L'incremento patrimoniale, poi, non è considerato ma soprattutto non entrano in gioco le possibilità difensive da tempo individuate dalla stessa amministrazione finanziaria. Il solo scopo è di incentivare gli allergici alle imposte a pagare qualcosa in più. Se però un soggetto non ha redditi, è virtuoso, magari ha dovuto attingere al risparmio e ha fatto tutto legalmente, non può di certo interessarsi dell'eventuale incoerenza segnalata dal software. Alla fine è una sorta di studio di settore applicato alle persone fisiche, con l'obiettivo malcelato di incrementare le dichiarazioni: metodo favorevole agli evasori, ma indifferente per gli onesti.

Visto il Redditest e fatte delle prime simulazioni, sul piano tecnico la domanda che sorge riguarda il relativo funzionamento e soprattutto l'utilità attuale. L'idea che se ne ricava è che serve esclusivamente a segnalare alle persone che hanno spese correnti molto elevate, se poste a confronto al reddito disponibile (inclusi anche quelli esenti e soggetti a imposizione sostitutiva), che sono incoerenti agli occhi del fisco. Sinceramente però non è dato sapere perché sia importante una simile segnalazione, visto che alla fine a doversi preoccupare di una tale condizione sono soltanto quelli che occultano i redditi: forse, dato che trattasi di evasori, sarebbe stato molto meglio non fare tanto baccano, non preavvertirli, riscontrare invece gli atteggiamenti evasivi e colpirli con l'accertamento sintetico puro e le indagini finanziarie.

Il Redditest dovrebbe essere una sorta di apripista del nuovo redditometro. L'articolo 38 del dpr 600/73, come riformulato, prevede che l'agenzia delle entrate possa accertare le persone fisiche o sulla base delle «spese di qualsiasi genere», ossia il totale delle spese sostenute da un contribuente in un anno, oppure mediante il classico redditometro, opportunamente rivisitato tenendo conto anche della suddivisione territoriale e dei nuclei familiari.

Il Redditest contiene una serie di informazioni circa le spese sostenute e il nucleo familiare, le pone a confronto con i redditi (non solo dichiarati, ma anche esenti, soggetti a tassazione separata o a imposizione sostitutiva o alla fonte) e ci dice se il contribuente è coerente o meno. Il programma di calcolo è assolutamente criptato. Si intuisce che le spese sono sommate e imputate a decurtazione del reddito, così come si comprende che hanno un peso «parametrico» determinati beni e servizi, in primis case e auto. Inoltre, unica nota positiva, il tutto è confrontato con il dato reddituale della famiglia (almeno in questo si concretizza l'indicazione della circolare n. 49 del 2007). Nel resto, desta qualche perplessità la gestione degli incrementi patrimoniali, perché pur non indicando i disinvestimenti e dunque segnalando solo rilevanti incrementi, anche pari al doppio del reddito disponibile, il software non modifica affatto i risultati, continuando a considerare il contribuente coerente. In definitiva, se le spese correnti sono elevate (mutui, assicurazioni, svaghi ecc.), all'avvicinarsi del totale delle spese al reddito disponibile, si rischia di diventare incoerenti (e come già detto, non si comprende quale sia la soglia di coerenza e il peso di auto, case e altri servizi). Se invece sono elevatissimi gli incrementi patrimoniali, nulla accade.

Fatto e simulato quanto sopra, nessuna altra informazione si ricava dal redditest, che dunque appare francamente inutile, se non per una cosa e bisogna dirlo: il classico evasore incallito, che magari riesce ad occultare anche 100 mila euro, oggi ha un programmino ufficiale dell'agenzia delle entrate che dice come diventare coerente, un po' di simulazioni sulla base del reddito da dichiarare. E magari in questo modo l'evasore di cui sopra scoprirà che è sufficiente imputare 40 mila euro di redditi in più, dei 100 mila occultati, conservandone dunque 60 mila, per risultare coerente e dormire sonni tranquilli. La patata bollente, invece, finisce nelle mani di quelli che hanno il problema inverso, ossia non hanno occultato, magari hanno attinto a risparmi e altre fonti lecite e si trovano innanzi a un software «criptico» che segnala solo l'incoerenza, ossia l'essere potenzialmente nel mirino del fisco. Ma di più non è dato sapere. Non si comprende per quale motivo si è incoerenti, quali sono le variabili che incidono, di quanto si è incoerenti e cosa si debba o si possa fare. Almeno gli studi di settore permettono di disapplicare degli indicatori se il contribuente evidenzia delle anomalie e in ogni caso è data la possibilità di indicare nelle annotazioni elementi che il software non considera.

La speranza è che in futuro ciò sia reso possibile, soprattutto in sede di dichiarazione, altrimenti davvero si è dinanzi ad uno strumento che rischia di creare confusione. Sia sufficiente considerare che in tale fase il software non ha nessun cenno al risparmio (circolare n. 12 del 2010), nessuna indicazione circa le reali disponibilità finanziarie (circolare n. 28 del 2011), nessun riferimento alla possibilità di conteggiare anche i c.d. redditi figurativi (circolare n. 25 del 2012). Insomma, tutti gli elementi utili per contenere le risultanze dell'accertamento sintetico, conclamati a livello centrale dalla prassi dell'amministrazione, non sono considerati in questo software.

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