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Un'arma in più per difendersi nel contenzioso

del 22/11/2012
di: di Duilio Liburdi
Un'arma in più per difendersi nel contenzioso
Nuovo redditometro non retroattivo ma utilizzabile come elemento di difesa nel contenzioso per i periodi di imposta precedenti al 2009: è questo uno dei possibili utilizzi dello strumento di misurazione del reddito messo a disposizione dall'amministrazione finanziaria (si veda ItaliaOggi di ieri). Ciò anche in considerazione dell'assoluta inaffidabilità, in molti casi, del «vecchio» redditometro anche alla luce dell'utilizzo che dello stesso viene fatto dagli uffici in sede di accertamento. L'ipotesi di confrontare i risultati può essere paragonata a quanto affermato dalla stessa amministrazione finanziaria in tema, per esempio, di studi di settore nel momento in cui si assiste al varo di uno studio evoluto rispetto a quello precedente.

Il nuovo redditometro

Il debutto del redditest ha suscitato curiosità e, sicuramente, una sorta di «corsa» alla verifica dei risultati che si producono per verificare la propria congruità e corrispondenza tra quanto dichiarato in termini di reddito e spese sostenute di vario genere. Peraltro, anche da un punto di vista grafico e operativo lo strumento si presenta abbastanza semplice nel suo utilizzo fornendo dunque un immediato seppure ovviamente non definitivo riscontro rispetto al rischio accertamento da parte dell'amministrazione finanziaria.

L'utilizzabilità per il passato

La modifica normativa apportata nel 2010 alle disposizioni contenute nell'articolo 38 del dpr n. 600 del 1973 ha profondamente rivisto la logica del redditometro facendolo assomigliare, di fatto, a uno spesometro sulla base di un concetto molto semplice: nel momento in cui un contribuente sostiene in un anno un determinato ammontare di spese, il reddito necessario per sostenere le stesse deve essere di almeno l'81% delle spese medesime. Conseguenza di questo approccio è l'eliminazione dell'aspetto legato agli incrementi patrimoniali che costituisce nel momento di passaggio da un sistema a un altro un elemento problematico. Infatti, nel momento in cui sono stati sostenuti degli incrementi patrimoniali nel corso del 2009, gli stessi, non rilevanti per il medesimo anno, continuano a rilevare per i periodi di imposta ancora accertabili sino a tutto il 2008 in quanto sino a tale periodo di imposta si applicano le disposizioni di legge precedenti.

Ciò posto, la questione è quella dell'eventuale utilizzabilità dei risultati del nuovo strumento a valere sugli accertamenti notificati sino a tutto il periodo di imposta 2008. Nei casi, dunque, in cui l'amministrazione finanziaria ritenga che sulla base del vecchio redditometro vi siano discordanze superiori al 25% in un determinato periodo di imposta mentre emerge un risultato di coerenza applicando il nuovo strumento. Seppure le due disposizioni di legge siano differenti, soprattutto al momento del contenzioso, il confronto tra i risultati può essere utilizzato come un elemento a supporto della difesa. La logica potrebbe essere quella di articolare un motivo di opposizione sulla scorta della scelta del legislatore di modificare il redditometro per renderlo più affidabile e, in seguito a tale maggiore affidabilità, l'adattamento dei dati al periodo di imposta oggetto di contestazione potrebbe condurre a un risultato in linea con il reddito dichiarato nel periodo di imposta accertato. Una logica che, seppure in altro contesto, è la stessa amministrazione finanziaria ad avere avallato in tema per esempio di studi di settore nel momento in cui a uno studio venivano apportate delle modifiche identificando l'evoluzione dello studio stesso. È questo dunque un tema che potrà essere sviluppato in sede giurisprudenziale laddove, evidentemente, lo stesso rappresenti un supporto a una linea difensiva che, comunque, deve fondarsi sugli elementi specifici rispetto alla norma in vigore nel periodo di imposta accertato.

Le obiezioni difensive

Se dunque il nuovo redditest consente di avere una visione prospettica o comunque dal 2009 in avanti, attualmente la partita si gioca con le vecchie disposizioni tenendo presente che, come tradizionalmente avviene, a ridosso della fine dell'anno l'amministrazione finanziaria intensifica l'azione di accertamento per non rischiare la decadenza. Attualmente, il periodo di imposta in scadenza è il 2007 che ai fini del redditometro viene abbinato al 2008 in considerazione del fatto che con il «vecchio» articolo 38 del dpr n. 600 del 1973 lo scostamento di un quarto deve verificarsi per un biennio. E quindi è con questo che ci si deve confrontare tenendo presente che, in molti casi, gli uffici dell'amministrazione finanziaria non considerano motivazioni ovvie e ragionevoli ai fini della giustificazione di scostamenti che sono soltanto apparenti. In particolare, confondendo quella che è una norma di carattere quantitativo (è richiesta la dimostrazione di un quantum che deve essere coperto), gli uffici molto spesso richiedono una correlazione diretta tra quanto speso dal contribuente e le fonti utilizzate per quelle spese. È successo, per esempio, che non sia stata ritenuta sufficiente dall'ufficio un afflusso di denaro in capo a un soggetto e proveniente da una eredità opponendo il fatto che gli investimenti effettuati non erano direttamente correlabili con il denaro pervenuto. È questa un'obiezione che, naturalmente, potrà trovare accoglimento in commissione tributaria come è avvenuto, per esempio, con la sentenza n. 115/9/12 del 16 ottobre scorso della Ctp di Vicenza nella quale si legge come, applicando i principi della Cassazione, la giustificazione di una spesa può essere fornita senza la necessità di dover fornire la prova di come è stata effettuata la spesa stessa. Lo stesso può avvenire nel caso in cui l'acquisizione di alcuni beni sia stata effettuata attraverso dei finanziamenti considerando come è la stessa circolare n. 49 del 2007 che annovera tra le prove contrarie alle presunzioni del redditometro proprio il ricorso a finanziamenti di terzi e tenendo in considerazione ulteriormente come l'evidenza di un finanziamento non può portare a risultati peggiori rispetto alla situazione nella quale un contribuente acquisisce un bene senza tale elemento. In tal senso, per esempio, si è pronunciata la commissione tributaria di Terni con la sentenza n. 157 del 10 ottobre scorso. E un ulteriore esempio potrebbe essere fatto nei casi in cui un contribuente, anni prima rispetto all'avvenuto sostenimento di spesa, avesse costruito una sorta di salvadanaio derivante, per esempio, da cessione di beni. In questo caso appare logico dimostrare come, pur assumendo quel livello di spesa apparentemente non giustificato dal reddito corrente, lo stesso poteva essere tranquillamente sostenuto proprio per effetto delle vicende verificatesi anni prima.

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