Consulenza o Preventivo Gratuito

Irregolarità: fisco, il 20% delle famiglie imbroglia

del 21/11/2012
di: di Simona D'Alessio
Irregolarità: fisco, il 20% delle famiglie imbroglia
Oltre 4,3 milioni di famiglie (circa il 20%, una su cinque) risultano avere consumi «non coerenti» con ciò che guadagnano. E quasi un milione di nuclei dichiara redditi pressoché nulli, o «molti vicini allo zero», con un tasso di irregolarità maggiore fra chi fa impresa e svolge lavoro autonomo. A rilevarlo la simulazione effettuata dall'Agenzia delle entrate e resa nota ieri, nel giorno del taglio del nastro al ReddiTest, «l'autodiagnosi» informatica per i contribuenti che vogliono verificare la compatibilità del reddito con le spese sostenute. Strumento «anonimo e discreto» (l'Agenzia lo mette a disposizione sul sito, consente di scaricarlo, ma non ne conserva traccia), precede di due mesi la partenza del redditometro, «o, in termini tecnici, del nuovo accertamento sintetico», dice il direttore Attilio Befera, nel corso di una conferenza convocata nella sede centrale: «È pronto, siamo nella fase di approvazione del relativo decreto ministeriale (come previsto dal dl 78/2010). Pertanto, sarà utilizzabile sicuramente a gennaio. Noi», sottolinea, «lo useremo con la massima cautela e soltanto per differenze eclatanti» fra tenore di vita e entrate dichiarate, precisando che lo si applica a partire dal reddito d'imposta 2009 e ha come caratteristiche la valutazione di 100 voci di spesa (dalle macchine alle case, dai mutui ai contributi previdenziali, etc), la presa in esame della composizione e dell'area geografica della famiglia e l'obbligatorietà del dialogo fra l'Amministrazione finanziaria e il contribuente (il contraddittorio). Il meccanismo per ricostruire il reddito è attendibile, perché fondato sulle spese desunte dai dati disponibili o dalle informazioni presenti nell'Anagrafe tributaria, su quelle caratterizzate da elementi «certi» (ad esempio la cilindrata di un'auto, o la lunghezza di un'imbarcazione) il cui valore è rilevato dall'Istat oppure scaturisce dalle analisi degli operatori del settore, su quelle di tipo corrente (alimenti, abbigliamento ecc.) e da un lato dagli incrementi patrimoniali, dall'altro dal risparmio dell'anno. Sono complessivamente nove le macroaree: acquisti di beni durevoli, trasporti, abitazione, alimenti, bevande, abbigliamento e calzature, combustibili d'energia, immobili, elettrodomestici e altri servizi per la casa, poi sanità, comunicazioni, istruzione, tempo libero, cultura e giochi e altri beni e servizi.

I «punti di forza» dell'accertamento sono tre: la «molteplicità» delle informazioni a cui si può ricorrere, un contraddittorio «basato su dati certi e situazioni di fatto, quantificate direttamente o attraverso valorizzazioni Istat», riducendo, così, la valenza delle presunzioni e una prova contraria consentita «prima della quantificazione della spesa» al contribuente; con quest'ultimo l'Agenzia ha l'obbligo di instaurare un dialogo che ha una «fase preventiva», in cui si chiede di fornire chiarimenti ed integrazione di dati su posizione reddituale e uscite sostenute, e un'eventuale ulteriore fase «per definire la ricostruzione del reddito in adesione». In vista dell'entrata in vigore del redditometro, all'inizio del 2013, le Entrate hanno effettuato un'indagine statistica che ha sollevato il velo su più di 4,3 milioni di famiglie con profili «non coerenti», elemento che, si affretta a precisare Befera, «non è automaticamente rappresentativo di un'evasione fiscale», poiché possono esserci «mille giustificazioni, ovvero redditi esenti, tassati alla fonte (di capitale), proventi da regali o donazioni ottenute»; a questi si affiancano nuclei «intorno a un milione», che a fronte di esborsi rilevanti e ricorrenti denunciano entrate prossime «allo zero». Il nuovo accertamento, che «non considera condizioni di marginalità economica», così come il ReddiTest online «fai-da-te» sono mezzi che non devono spaventare chi «spende ciò che guadagna», bensì gli evasori che «danneggiano l'economia». La simulazione ha lasciato emergere come tra le diverse categorie di lavoratori il tasso di irregolarità sia più elevato nel reddito d'impresa e nelle entrate da attività autonoma, meno consistente fra chi è soggetto a busta paga; a venire a galla, inoltre, fenomeni riconducibili a locazioni omesse o parzialmente dichiarate, nonché a «redditi in nero» di lavoratori subordinati.

Nei giorni scorsi, il premier Mario Monti aveva sostenuto come si possa fare «con efficacia il monitoraggio della ricchezza accumulata, e non solo sui redditi prodotti». E, alla domanda se il redditometro e la banca dei dati finanziari possano essere capisaldi di tale «monitoraggio», Befera risponde negativamente. Ma Salvatore Lampone (direttore per l'accertamento dell'Agenzia, subentrato qualche mese fa a Luigi Magistro) è meno netto. E spiega a ItaliaOggi: «Il redditometro è un metodo che si basa su dati presenti nell'Anagrafe tributaria, dove affluiscono una serie di informazioni da numerose fonti, fra le quali soprattutto lo spesometro. Poi, col tempo», conclude, «ci saranno anche altre fonti».

vota