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Droga, lieve entità batte attenuante sulla recidiva

del 16/11/2012
di: Dario Ferrara
Droga, lieve entità batte attenuante sulla recidiva
Ancora bocciata l'ex Cirielli: stavolta lo stop arriva sui piccoli spacciatori di droga. È incostituzionale l'articolo 69, quarto comma, Cp nella parte in cui prevede il divieto di prevalenza della circostanza attenuante della «lieve entità del fatto» di cui all'articolo 73, comma 5, del Testo unico sugli stupefacenti sulla recidiva di cui all'articolo 99, quarto comma, del codice penale. Lo stabilisce la sentenza 251/12 della Corte costituzionale, bocciando la formulazione della norma introdotta dalla legge 251/05 (relatore Giorgio Lattanzi). Il divieto di prevalenza dell'attenuante sulla recidiva è irragionevole perché produce conseguenze abnormi sul piano sanzionatorio. Per rendersene conto basta guardare la sproporzionata forbice che si determina fra le cornici edittali. Se il giudice ritiene che vada applicata la recidiva reiterata, le violazioni «di lieve entità» della disciplina degli stupefacenti, per le quali l'articolo 73, comma 5, dpr 309/90 prevede la pena della reclusione da uno a sei anni e della multa da 3 mila a 26 mila euro, devono essere invece punite con la reclusione da sei a venti anni e con la multa da euro 26 mila a 260 mila euro. Nel caso di recidiva reiterata equivalente all'attenuante, insomma, il massimo edittale previsto dal quinto comma per il fatto di «lieve entità» (sei anni di reclusione) diventa il minimo della pena da irrogare; ciò significa che il minimo della pena detentiva previsto per il fatto di «lieve entità» (un anno di reclusione) viene moltiplicato per sei nei confronti del recidivo reiterato, che subisce così di fatto un aumento di molto superiore a quello specificamente previsto dall'articolo 99, quarto comma, Cp per la recidiva reiterata, che, a seconda dei casi, è della metà o di due terzi.

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