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Le bollette energetiche diventano sempre più care

del 09/11/2012
di: di Valerio Alba
Le bollette energetiche diventano sempre più care
«Con il mare calmo tutti sono marinai.» Questa è la frase che sintetizza il pensiero espresso da Vincenzo Pepe, presidente nazionale di FareAmbiente-Movimento ecologista europeo in merito all'attuale scenario energetico italiano e alle ultime ipotesi di aiuto che si stanno profilando in questi giorni.

Domanda. Si riferisce, per caso, agli aiuti di stato ipotizzati dall'a.d. dell'Eni per assicurare le forniture di gas?

Risposta. Anche. Le dichiarazioni di Scaroni destano non poche preoccupazioni. Per anni i contratti di importazione a lungo termine hanno consentito all'Eni di generare profitti mentre ora, a causa forse di scelte aziendali discutibili, Scaroni chiede di fatto la socializzazione delle perdite. È impensabile, oltre che contrario alla normativa europea sugli aiuti di stato nonché ai principi del libero mercato, chiedere al governo, e quindi ai cittadini, di remunerare, tramite un capacity payment, la certezza dell'approvvigionamento dei contratti «take or pay».

D. Questi contratti in effetti esistono da parecchio. Cos'è cambiato rispetto a prima?

R. Attualmente non sono più remunerativi e quindi devono essere rinegoziati al ribasso. Se necessario anche ricorrendo all'arbitrato, ma Scaroni sembra non abbia alcuna intenzione di ricorrervi. Una posizione che merita una riflessione soprattutto alla luce dei sospetti espressi da alcuni organi di stampa. In effetti l'Eni, essendo anche produttore di gas in Libia, non ha alcun interesse a trattare per far scendere i prezzi. Mi auguro che tali ipotesi non vengano condivise dalla politica.

D. Se così fosse i primi a rimetterci sarebbero i consumatori?

R. Ancora una volta, aggiungerei. Si ritroverebbero tariffe maggiorate per far fronte ai contributi pubblici richiesti come il capacity payment, un meccanismo che è stato introdotto nel decreto Cresci Italia per remunerare i servizi di flessibilità delle centrali termoelettriche. Centrali che con l'esplosione del fotovoltaico lavorano molto meno e vendono l'energia prodotta a un prezzo superiore per rientrare dell'investimento, sfruttando altresì l'obsoleto meccanismo di formazione del Prezzo unico nazionale dell'energia (Pun). Del resto il nostro paese non ha una cultura energetica. Basti pensare che molti cittadini non sono in grado di leggere le bollette e ignorano le ragioni che si trovano alla base del continuo aumento dei prezzi. Ed è proprio qui che entra in gioco FareAmbiente. Voglio infatti ricordare che il nostro movimento, in assoluta controtendenza, denuncia da anni gli aspetti che contribuiscono all'innalzamento del costo dell'energia come, per esempio, le eccessive importazioni (oltre l'80%, ndr) quando il nostro paese ha una sovracapacità di produzione del 30%.

D. E quali soluzioni prospettate?

R. Innanzitutto è opportuno fare ricerca individuando il giusto mix energetico che non escluda nessuna fonte a nostra disposizione. Penso all'eolico, al solare, al gas e all'idroelettrico. Ma anche a piccole quantità di nucleare che già oggi importiamo da Francia e Svizzera. La settimana prossima illustrerò al presidente dell'Antitrust, Giovanni Pitruzzella, le nostre perplessità. Vogliamo più trasparenza in nome dei principi comunitari di libera concorrenza. FareAmbiente è pronta anche a interpellare la Corte di giustizia europea. Il governo Monti ha incentrato tutta la sua politica sull'importanza di restare ancorati in Europa e in qualità di cittadini della Ue abbiamo fatto grandi sacrifici. Dobbiamo però essere tutti europei, non solo nelle parole ma anche nei fatti. Possiamo e dobbiamo avere prezzi più bassi: lo chiedono le aziende e lo pretendono i consumatori.

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