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La srl può dimostrare l'operatività in sede giurisdizionale

del 27/10/2012
di: di Antonino Ruggeri
La srl può dimostrare l'operatività in sede giurisdizionale
La Commissione tributaria di primo grado di Trento (sentenza 55/2012) ritiene che una srl, il cui interpello disapplicativo quale «società di comodo» sia stato rigettato dall'Agenzia delle entrate competente per territorio, ben può dimostrare la propria operatività, anche in sede giurisdizionale.

È quanto accaduto a una società che aveva affittato la propria attività, ben prima dell'entrata in vigore della norma che ha modificato la legge 724/94, ma non per questo - a detta dell'Agenzia delle entrate - meritevole di dichiarare il reale reddito conseguito e non quello presunto.

La possibilità di dimostrare la propria operatività, infatti, non va contro la modifica apportata dalla legge 296/2006 che ha tolto l'inciso alla precedente norma «salvo prova contraria». Il discorso è molto più semplice: poiché una società che non detiene beni che possono formare oggetto di godimento da parte dei soci ad un prezzo di favore - dal momento che solitamente si tratta di utilità a ridotta o nulla deducibilità fiscale - esercita sempre un'attività commerciale. È questa l' ipotesi, anche, dell'affitto dell'unica azienda (c.d. caso di società senza impresa), purché - afferma la Commissione con la sentenza n. 55/4/12 del 20/9/2012 dep. il 27/9/2012 - si riesca a dimostrare di aver ricercato soluzioni che portassero alla riscossione di un canone confacente alla realtà affittata. Tale condizione tuttavia non fa parte di quanto la norma richiede: la congruità del canone di affitto, in assenza di quei beni che la legge voleva colpire (a deducibilità ridotta se non strumentali) esula dal compito del giudice tributario. La citata sentenza ritiene che la società sia degno di vittoria «se, ove fosse stato concordato un canone di un importo in linea con quelli di mercato, la società ricorrente avrebbe conseguito il reddito minimo presunto, risultando in tal modo operativa.». Insomma, sulle società pende sempre una pericolosa Spada di Damocle, sulla possibile interpretazione fornita da ciascuna Commissione tributaria.

E finché non verrà pacificamente riconosciuto che la ratio dell'articolo 30 della legge 724/94 è quello di evitare l'utilizzo dello scudo societario per generare risparmi di imposta su beni che altrimenti non ne darebbero, il rischio di vedere sentenze diametralmente opposte pur su tipologie fondamentalmente identiche sarà sempre altissimo.

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