Consulenza o Preventivo Gratuito

Siciliotti: meno presunzioni fiscali e più controlli

del 26/10/2012
di: da Bari Valerio Stroppa
Siciliotti: meno presunzioni fiscali e più controlli
Meno presunzioni fiscali e più controlli. E stop al sindacato di economicità da parte dell'amministrazione finanziaria nella valutazione delle scelte delle imprese. Perché l'evasione da frode o da occultamento «non può essere messa sullo stesso piano dell'evasione da disconoscimento di costi». Parola di Claudio Siciliotti, presidente del Cndcec, che ha aperto ieri a Bari il 3° congresso nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Parlando di lotta all'evasione, Siciliotti ribadisce con forza la necessità di «separare in modo netto le contestazioni fiscali basate sul riscontro di ipotesi dolose e quelle basate sulla negazione della deducibilità o detraibilità di oneri effettivamente sostenuti». Al punto che il numero uno dei commercialisti italiani chiede che a queste ultime non si applichino né le sanzioni penali né la riscossione parziale in pendenza di giudizio. Ma la categoria pretende tolleranza zero anche contro corruzione e sprechi nella p.a., che secondo la Corte dei conti pesano per almeno 60 miliardi di euro all'anno. «Sottrarre risorse alla collettività omettendo il versamento di imposte dovute oppure dissipando le risorse pubbliche sono due facce della stessa medaglia», osserva Siciliotti. I commercialisti tornano quindi a riproporre l'idea di istituire un'Agenzia per le uscite. Senza un taglio alla spesa pubblica di almeno 60 miliardi di euro, rileva il presidente, «non si va da nessuna parte. Qui il rischio di fallimento non è riconducibile al sistema paese e alla sua economia, bensì all'apparato statale e ai suoi conti». Insomma, l'unico modo per far crescere il paese «è occuparsi della decrescita dello stato». I commercialisti si dicono pronti a fare la propria parte sia in termini di idee (con il richiamo alle quattro proposte di legge presentate al congresso di Napoli 2010) sia di funzione di controllo. Sul punto, Siciliotti si scaglia contro la norma contenuta nel dl n. 174/2012 che stabilisce come il presidente del collegio dei revisori di province, città metropolitane, capoluoghi e comuni con oltre 60 mila abitanti sia scelto tra i dipendenti ministeriali. «È un altro caso emblematico di come la semplice appartenenza all'apparato statale possa superare il merito e la competenza dei professionisti», incalza il presidente, «quando invece, se commercialisti e revisori si fossero insediati prima per certificare i conti degli enti locali, tanti esempi recenti di cattiva gestione del denaro pubblico si sarebbero potuti evitare».

Per «Preparare il domani», titolo del congresso di Bari, i commercialisti propongono anche di vendere parte di immobili e partecipazioni dello stato, di introdurre il contrasto di interessi sui pagamenti per far emergere il sommerso e di elevare a legge costituzionale lo Statuto del contribuente. Ma si discute anche dell'oggi, vale a dire la legge di stabilità al vaglio della camera. Un provvedimento per Siciliotti viziato da «troppa improvvisazione», e che Renato Brunetta (Pdl) definisce «destinato a cambiare molto. C'è uniformità di vedute tra i partiti: questo ddl così come è non passerà, a cominciare dalla retroattività dei tagli alle detrazioni». Al centro dei lavori pure crisi economica, politica ed Europa. Secondo lo stesso Brunetta, «l'attuale recessione è stata innescata dalla vendita dei Btp italiani da parte delle banche tedesche e quel che è più grave è che non c'è stata un'analisi condivisa né sulle cause né sulla terapia da seguire». Sulla stessa lunghezza d'onda Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, che aggiunge come «nessun paese può uscire dalla crisi da solo. Il debito pubblico continua a crescere in tutta l'area euro, servirebbero manovre di stabilità concordate nell'ambito dell'unione monetaria». Oltre a banche che ritornino a concedere credito, poiché, chiosa Gian Luca Galletti (Udc), «in questi anni si è visto che la finanza non è più al servizio delle aziende che producono, quando invece deve tornare a rivestire la sua funzione di sostegno all'economia e non di speculazione».

vota