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Omessi o tardivi versamenti, non c'è la sanzione

del 25/10/2012
di: di Benito Fuoco e Nicola Fuoco
Omessi o tardivi versamenti, non c'è la sanzione
Non sono applicabili le sanzioni sugli omessi o tardivi pagamenti di imposte se il contribuente svolge un servizio di pubblica utilità; i carenti versamenti derivanti dai ritardi nei pagamenti da parte di amministrazioni pubbliche committenti escludono il requisito della colpa, in particolar modo quando il servizio erogato dall'azienda è di pubblica utilità ed una sua interruzione arrecherebbe un danno alla comunità.

Con queste innovative conclusioni, che si leggono nella sentenza n. 163/06/12, la Ctr del Lazio ha ribaltato il giudizio di prime cure, sul punto, e disapplicato le sanzioni addebitate al ricorrente. La sentenza si colloca in quel filone di giurisprudenza che propende per la non applicabilità delle sanzioni in capo a quei contribuenti che abbiano omesso il pagamento delle imposte a causa dei tardivi pagamenti della p.a. (si vedano ItaliaOggi del 21/09/2012 e del 04/10/2012); il profilo di novità ed interesse riguarda il fatto che i giudici capitolini abbiano posto il focus sulla natura del servizio erogato dalla contribuente (di pubblica utilità) e sulla conseguente impossibilità di interromperne l'erogazione, anche in caso di ripetuti inadempimenti da parte dei committenti. La vicenda trae origine da una cartella di pagamento per omessi versamenti d'imposta recapitata ad una società che si occupa di smaltimento e depurazione di acque reflue per conto di diverse amministrazioni locali. In replica alla prima impugnazione, la Ctp di Roma respingeva le doglianze del ricorrente, il quale si rivolgeva, con atto di appello, alla Ctr del Lazio. La sentenza di prime cure è stata riformata dai giudici d'appello per quanto concerne l'aspetto dell'applicazione delle sanzioni. Infatti, osserva la Ctr, è pacifico tra le parti «che il ricorrente non ha riscosso per lungo tempo ingenti somme dovute dalla Regione Campania, e la situazione di difficoltà si è protratta per diversi anni». Considerata, poi, la natura di pubblica utilità del servizio erogato dalla società contribuente (trattamento delle acque reflue), quest'ultima «assai difficilmente avrebbe potuto risolvere il contratto ed interrompere il servizio stesso», arrecando, in tal caso, un danno grave ed irreparabile alla comunità. Tenendo dunque conto dell'utilità pubblica del servizio svolto dalla società contribuente, i giudici regionali hanno disapplicato le sanzioni sugli omessi versamenti, richiamando il principio stabilito dall'articolo 5 del dlgs 472/9, che pone quale presupposto della sanzione amministrativa la colpevolezza del comportamento, e ribadendo che «l'indagine su questo requisito debba essere caso per caso svolta dal giudice tributario». In questo specifico caso, il fatto che il servizio svolto dalla ricorrente, indispensabile per la salute pubblica dei cittadini, non potesse essere interrotto nonostante i ripetuti e protratti ritardi nei pagamenti da parte degli enti pubblici committenti, ha indotto la Commissione regionale ad abbonare alla società le sanzioni a proprio carico.

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