Consulenza o Preventivo Gratuito

Sulle province il governo fa da sé senza consulto

del 23/10/2012
di: Pagina a cura di Francesco Cerisano
Sulle province il governo fa da sé senza consulto
Fuga in avanti del governo sul riordino delle province. Senza sentire le regioni. Nonostante scada solo domani il termine per trasmettere alla Funzione pubblica le proposte di accorpamento emerse dalla consultazione dei Cal, l'esecutivo tira dritto. E scopre le carte: nella nuova geografia istituzionale disegnata dal ministro Filippo Patroni Griffi saranno accorpati 36 enti e ne residueranno 50, prendendo in considerazione le sole regioni a statuto ordinario (quelle autonome hanno sei mesi di tempo per adeguarsi). Il piano del ministro, rivelato dal Corriere della Sera, fa discutere. Perché arriva in anticipo rispetto alla scadenza del termine per conoscere le decisioni dei governatori. E con quattro regioni che ancora non si sono espresse. O perché non hanno ancora preso decisioni in merito (è il caso della Lombardia che riunirà oggi il proprio Consiglio delle autonomie locali, ma resta contraria alla riforma al punto che l'ha impugnata davanti alla Corte costituzionale) o perché vorrebbero lasciare tutto invariato rispetto all'attuale assetto. Veneto e Lazio per esempio non hanno alcuna intenzione di procedere agli accorpamenti e chiedono deroghe per tutte le province che non rientrano nei criteri minimi di sopravvivenza previsti dal governo (2.500 chilometri quadrati e 300 mila abitanti). Da un lato Rovigo, Padova, Belluno e Treviso, dall'altro Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo non sono riuscite in questi mesi a elaborare alcuna proposta di coabitazione. Ma problemi e richieste di deroghe ci sono stati anche in Basilicata (la provincia di Matera ha fatto ricorso al Tar), Molise, Umbria (ieri il consiglio regionale si è espresso chiedendo il mantenimento dello status quo), Campania (la regione vorrebbe un'eccezione per Benevento), Toscana (dove l'accorpamento Pisa-Livorno rischia di essere esplosivo) e Puglia. Qui la provincia di Barletta-Andria-Trani, composta per lo più da comuni del Barese che hanno lasciato il capoluogo per costituire una provincia autonoma, secondo il progetto di Patroni Griffi, si ritroverebbe fusa con Foggia. Una prospettiva che i diretti interessati stanno cercando di scongiurare inglobando due centri della provincia di Bari (Molfetta e Bitonto) che si sono dichiarati contrari a entrare nella futura città metropolitana di Bari. Tutto questo senza tenere conto però che, come chiarito dal governo per evitare migrazioni tra comuni, ai fini degli accorpamenti valgono i confini provinciali esistenti al 20 luglio scorso.

Insomma, tutto è ancora un rebus, ma il ministro si è portato avanti lo stesso. Le scelte (si veda tabella in pagina) faranno discutere e, c'è da scommettere, continueranno ad alimentare un cospicuo contenzioso. Piacenza per esempio, piuttosto che ricreare l'antico ducato accorpandosi con Parma, ha promosso un referendum per passare in Lombardia. L'iniziativa della provincia piacentina potrebbe presto essere imitata in Liguria (Imperia, contraria ad unirsi con Savona preferirebbe passare al Piemonte) e Campania dove Benevento, dopo averle tentate tutte per sopravvivere, potrebbe meditare un'annessione al Molise.

vota