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Il fabbricato è distrutto, la rettifica Iva no

del 19/10/2012
di: di Franco Ricca
Il fabbricato è distrutto, la rettifica Iva no
La demolizione di vecchi fabbricati industriali, posta in essere al fine di ricostruire edifici più moderni con la stessa destinazione, non comporta la rettifica della detrazione dell'Iva fruita a suo tempo in occasione dell'acquisto/costruzione dei fabbricati. È quanto chiarisce la corte di giustizia nella sentenza del 18 ottobre 2012, causa C-234/11, rispondendo alle questioni sollevate dai giudici bulgari in relazione ad una controversia promossa da una società alla quale l'amministrazione finanziaria aveva notificato un accertamento d'imposta, contestando di non avere proceduto alla rettifica della detrazione in occasione della parziale demolizione di un complesso industriale per la produzione di energia elettrica, effettuata nell'ambito di un progetto di ammodernamento dell'opificio.

La Corte ricorda anzitutto che il meccanismo di rettifica della detrazione previsto dalla direttiva Iva è parte integrante del sistema e mira ad aumentare la precisione delle detrazioni in adesione al principio della relazione stretta e diretta tra il diritto alla detrazione “a monte” e l'impiego dei beni o dei servizi “a valle”, assicurando la neutralità dell'imposta. L'articolo 185, paragrafo 1, della direttiva stabilisce il principio per cui la rettifica deve essere operata in particolare quando, successivamente alla dichiarazione Iva, sono intervenuti mutamenti degli elementi presi in considerazione per determinare l'importo della suddetta detrazione.

Occorre pertanto stabilire se, in un caso come quello della causa principale, nel quale la demolizione di beni immobili è stata realizzata nell'ambito della modernizzazione di impianto industriale in vista dello svolgimento di attività economiche, ricorrano mutamenti del genere e sia, di conseguenza, applicabile il meccanismo di rettifica.

A tale riguardo, la Corte osserva che, nella fattispecie, la sostituzione di costruzioni vetuste con fabbricati più moderni aventi la stessa destinazione e, di conseguenza, l'impiego di questi ultimi per lo svolgimento di operazioni imponibili non interrompono il nesso diretto esistente tra l'acquisto a monte dei fabbricati in questione, da un lato, e le attività economiche realizzate successivamente dal soggetto passivo, dall'altro. L'acquisto degli immobili e la successiva distruzione in vista della loro modernizzazione, osserva la corte, possono essere pertanto considerati come una sequenza di operazioni legate tra loro, aventi ad oggetto la realizzazione di operazioni imponibili, al pari dell'acquisto di immobili nuovi e dell'impiego diretto di questi. Questa interpretazione, aggiunge la corte, si impone a maggior ragione nel caso in cui la demolizione sia stata solo parziale, i nuovi fabbricati sono stati costruiti sugli stessi terreni e alcuni rottami derivanti dalla demolizione sono stati rivenduti dando luogo ad operazioni imponibili.

Rimborso dell'eccedenza a credito. Sempre in data 18 ottobre 2012, la Corte ha emesso un'altra sentenza, nel procedimento C-525/11, nella quale dichiara che la normativa comunitaria non consente ad uno stato membro di differire il rimborso del credito Iva di un periodo d'imposta (mese) fino all'esame della dichiarazione annuale del contribuente, basandosi su un semplice calcolo aritmetico e senza procedere ad alcuna specifica verifica della situazione.

La Corte riconosce che gli stati membri possono stabilire le modalità per il rimborso dell'eccedenza di Iva a credito, ma nel rispetto del principio di neutralità fiscale, che impone di non far gravare sul soggetto passivo, in tutto o in parte, l'onere dell'imposta. Essi, in particolare, devono consentire al soggetto passivo di recuperare, in condizioni adeguate, la totalità del credito, effettuando quindi il rimborso in un termine ragionevole, mediante pagamento in denaro liquido o con modalità equivalenti e, in ogni caso, senza far correre alcun rischio finanziario al contribuente.

La normativa lettone, che prevede come periodo d'imposta il mese civile, implica che i contribuenti, in determinate circostanze, ottengano il rimborso dell'Iva solo a distanza di un anno o più dal periodo d'imposta in cui l'eccedenza è emersa, per cui si pone in contrasto con i predetti principi.

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