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Bancarotta: la società può licenziare i calciatori

del 10/10/2012
di: di Filippo Grossi
Bancarotta: la società può licenziare i calciatori
Anche le società di calcio possono licenziare se si trovano in bancarotta, almeno in Spagna. Il principio è infatti frutto dell'innovativa sentenza pronunciata il 9 settembre scorso dal tribunale della Comunidad valenciana che ha respinto il ricorso di alcuni calciatori dell'Hercules Alicante, società di calcio spagnolo, che li aveva licenziati per motivi economici. La controversia è nata perché un anno fa l'Hercules, trovandosi in difficoltà economiche e finanziarie, aveva deciso di applicare per 20 dipendenti, tra cui cinque calciatori, l'Expediente de regulación de empleo (il c.d. ERE), ovvero una formula di licenziamento con buonuscita (indennizzo di 20 giorni di stipendio per ogni anno lavorato, fino a un massimo di 12 mesi), concesso solamente alle aziende che versino in uno stato di grave crisi. La situazione dell'Hercules era, effettivamente, terribile. Il ritorno nella Liga nel 2010 dopo 13 anni e acquisti del calibro di David Trezeguet e Royston Drenthe non erano bastati ad evitare la retrocessione. E a quel punto le entrate erano passate da 26 a 11 milioni di euro, con un deficit balzato a 34 milioni di euro, di cui il 70% per gli ingaggi dei calciatori. Spese che avevano inevitabilmente portato la società dell'Hercules Alicante a dichiarare la bancarotta. Da qui la decisione dell'Hercules di licenziare venti dipendenti, tra cui cinque dei suoi giocatori più onerosi, al fine di sopravvivere allo stato di crisi e di risollevare le sorti del club. I cinque giocatori tagliati (Piet Velthuizen, Momo Sarr, Joseba del Olmo, Cristian Hidalgo e Francisco Joaquin Pérez Rufete) nel frattempo si erano trovati una nuova sistemazione, facendo però ricorso al Giudice del lavoro contro il club di Alicante, a cui l'operazione aveva fatto risparmiare 2,48 milioni. Dato che poi l'Hercules ne aveva spesi 3,5 per ingaggiare 17 nuovi giocatori il ricorso sosteneva che il licenziamento non nascesse da esigenze economiche, ma solamente da una scelta tecnica. Il Giudice del lavoro di Valencia, contrariamente a qualsiasi previsione, non ha però ritenuto di poter accogliere le doglianze dei giocatori, giustificando così l'operato del club. Il tribunale spagnolo, infatti, ha affermato che «non ci sono dubbi che la decisione abbia motivazioni tecniche, ma queste sono secondarie rispetto a quelle economiche e alla bancarotta: il club ha ridotto drasticamente i costi per garantirsi la sopravvivenza». Il principio, del tutto nuovo, che ne emerge è che ad una società in bancarotta è concesso di licenziare i calciatori che maggiormente gravino sulle casse societarie per acquistare giocatori meno costosi. La sentenza è certamente storica, ma rimane il dubbio sul suo possibile recepimento da parte di altri paesi europei. Tutta da dimostrare, insomma, che si riveli come una nuova «sentenza Bosman».
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