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Antiriciclaggio: non più di 2.500 euro in contanti

del 03/10/2012
di: di Valentina Barbanti
Antiriciclaggio: non più di 2.500 euro in contanti
Stretta antiriciclaggio su depositi bancari e sui cambiavalute. In vigore da ieri, 2 ottobre 2012, il nuovo limite di 2.500 euro per l'uso del contante da parte dei cambiavalute, identificati con i soggetti che svolgono professionalmente, nei confronti del pubblico attività di negoziazione, a pronti di mezzi di pagamento in valuta iscritti in un apposito registro. Ma anche inasprimento del regime sanzionatorio antiriciclaggio in relazione a libretti di deposito bancari e postali al portatore con sanzioni che vanno dall'1 al 40% dell'importo trasferito o che oscillano dal 30 al 40% del saldo del libretto al portatore e con la novità dell'applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie non inferiori ad almeno 3 mila euro. A prevederlo è il decreto legislativo 19 settembre 2012, n. 169 e pubblicato sulla G.U. n. 230 del 2 ottobre, che integra e modifica le norme del Tub già riformate dal decreto legislativo n. 141/2010.

Le previsioni del nuovo decreto entreranno in vigore il 17 ottobre prossimo, fatta eccezione per due norme, tra cui quella sulla fissazione del limite all'uso del contante da parte dei cambiavalute, contenuta in un nuovo comma 1-bis che il correttivo inserisce nell'articolo 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231. L'altra norma che è entrata in vigore il giorno stesso di pubblicazione del decreto 169/2012 in Gazzetta Ufficiale è quella che prevede l'operatività dell'Organismo competente per la gestione degli elenchi degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi, che deve intendersi costituito alla data di avvio di tale gestione. Tra le novità che saranno operative da ottobre spicca l'inasprimento del regime sanzionatorio antiriciclaggio in relazione a libretti di deposito bancari e postali, ma anche l'applicazione delle disposizioni del Tub relative al credito ai consumatori e delle previsioni del decreto cosiddetto cresci-Italia (n. 1/2012) sulla libertà di scelta della polizza da parte del consumatore alla cessione di quote di stipendio o pensione prevista dal decreto del Presidente della Repubblica n. 180 del 1950: per la distribuzione del servizio i soggetti ammessi alla concessione di prestiti verso la cessione di quote di stipendio potranno avvalersi, non solo di agenti in attività finanziaria o mediatori crediti iscritti nei rispettivi elenchi, ma anche di banche, intermediari finanziari e Poste italiane S.p.A. Il decreto pubblicato ieri interviene sulla disciplina che riguarda i soggetti operanti nel settore finanziario contenuta nel Titolo V del Tub anche per chiarire che queste previsioni non si applicano alle società cessionarie o alle società emittenti titoli, se diverse dalle società cessionarie, nell'ambito di operazioni di cartolarizzazione. Il nuovo decreto modifica anche le norme in tema di informativa da rendere al consumatore prevedendo che i fornitori di merci o prestatori di servizi che agiscono come intermediari del credito a titolo accessorio non siano tenuti a osservare alcun obbligo: sarà direttamente il finanziatore a dover assicurare che il consumatore riceva le adeguate informazioni precontrattuali e assicurare il rispetto della nuova disciplina. Viene chiarito anche che non costituisce esercizio di agenzia in attività finanziaria la promozione e il collocamento di contratti relativi alla concessione di finanziamenti o alla prestazione di servizi di pagamento da parte dei promotori finanziari iscritti nell'apposito albo ed effettuate per conto del soggetto abilitato che ha conferito loro l'incarico di promotore, purché i finanziamenti o i servizi di pagamento consentano agli investitori di effettuare operazioni relative a strumenti finanziari. Si modifica il codice dei contratti pubblici, eliminando la necessità dell'autorizzazione del Mef (prevista dall'art. 30 legge n. 109/1994) per il rilascio di fideiussioni da parte degli intermediari finanziari iscritti nell'albo ex art. 106 Tub.

E non poteva mancare, tra queste e altre norme, anche un occhio ai poteri di vigilanza attribuiti a Banca d'Italia, che potrà adottare, se necessario, provvedimenti specifici nei confronti di singoli intermediari finanziari riguardanti anche la restrizione delle attività o della struttura territoriale, il divieto di effettuare determinate operazioni (anche di natura societaria) e di distribuire utili o altri elementi del patrimonio, e infine, nel caso di strumenti finanziari computabili nel patrimonio a fini di vigilanza, il divieto di pagare interessi.

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