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Più tutela al contribuente, cartelle senza sanzioni

del 27/09/2012
di: di Sergio Trovato
Più tutela al contribuente, cartelle senza sanzioni
Difesa a ampio raggio per i contribuenti destinatari di cartelle di pagamento con le quali il fisco richiede le sanzioni per il ritardato versamento di imposte e tasse, se la violazione è stata commessa per forza maggiore o perché la norma di legge non è chiara. Recenti pronunce, infatti, confermano l'orientamento giurisprudenziale che i contribuenti non possono essere sanzionati sia se il ritardato versamento sia legato all'incerta formulazione delle norme di legge, sia se ricorrano cause di forza maggiore, tra le quali rilevano le difficoltà economiche e la mancanza di liquidità, che impediscono il corretto adempimento degli obblighi tributari.

In presenza di queste cause i contribuenti sono legittimati a impugnare gli atti impositivi innanzi al giudice tributario, chiedendo l'annullamento delle sanzioni irrogate. Non può infatti essere addebitata nessuna responsabilità per non aver rispettato i termini previsti dalla legge. Non a caso il legislatore ha richiesto come requisito minimo «la colpa» per assoggettare i contribuenti al pagamento della sanzione.

L'articolo 6 del decreto legislativo 472/1997, che disciplina le cause di non punibilità, esonera dal pagamento delle sanzioni se la violazione viene commessa per «forza maggiore». La norma però non chiarisce quando ricorre questa circostanza. Secondo la giurisprudenza costituiscono un'esimente le difficoltà economiche momentanee, che possono dipendere da vari fattori: ritardi nei pagamenti dei crediti delle imprese da parte dell'amministrazione pubblica, mancanza momentanea di liquidità dovuta alla crisi economica, stato di malattia che impedisce il normale svolgimento dell'attività professionale o imprenditoriale.

Pagamenti p.a. I giudici tributari in questi ultimi anni si sono mostrati sempre più sensibili nel valutare i motivi opposti al fisco che hanno reso impossibile il rispetto delle scadenze dei versamenti di imposte e tasse, anche da parte di contribuenti normalmente ligi agli obblighi fiscali. Ne è un esempio la sentenza 158/29/2012 della commissione tributaria regionale di Roma, che ha giustificato il ritardo nel versamento delle imposte, annullando la sanzione, per il mancato pagamento dei crediti dell'impresa da parte di un'amministrazione pubblica.

Crisi economica. Tra le cause di forza maggiore rientra la mancanza temporanea di liquidità dovuta alle obiettive difficoltà economiche. Sempre la commissione regionale del Lazio, sezione XIV, con la sentenza 540/2011, ha esonerato l'associazione sportiva Roma calcio dal pagamento di sanzioni e interessi, nonostante il mancato versamento nei termini delle somme dovute. La Roma calcio, infatti, si era avvalsa del condono tributario previsto dalla legge 289/2002, ma non aveva versato nei termini la seconda rata dell'importo dovuto in seguito alla presentazione della dichiarazione integrativa per la definizione delle violazioni commesse in materia di Ires, Iva e Irap. Anche la Commissione provinciale di Lecce (sentenza 352/2010) ha annullato le sanzioni in una situazione in cui un'impresa aveva avuto difficoltà a rispettare le scadenze previste per la liquidazione Iva e per il saldo del modello Unico in seguito a una grave crisi aziendale.

Stato di salute. Non è poi escluso che il ritardato pagamento dei debiti fiscali possa dipendere dalla malattia del contribuente. Lo stato di salute può dar luogo a una causa di forza maggiore, poiché impedisce il regolare svolgimento di un'attività lavorativa e può determinare difficoltà economiche e di liquidità. Quindi, l'interessato non è sanzionabile se riesce a provare che non ha presentato la dichiarazione dei redditi e non ha pagato nei termini (Commissione tributaria provinciale di Milano, sezione XXI, sentenza 313/2008).

Errore di diritto. Infine, si considera da sempre causa di non punibilità la confusione normativa. Le sanzioni tributarie devono essere annullate se il contribuente dimostra le obiettive condizioni di incertezza della legge che lo hanno indotto in errore. Per la Cassazione (sentenza 22197/2004) spetta al contribuente dimostrare quali siano gli elementi di confusione che determinano obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull'ambito di applicazione di una normativa, la quale deve comunque contenere una pluralità di prescrizioni il cui coordinamento appaia concettualmente difficoltoso per l'equivocità del loro contenuto. Sia l'articolo 6 del decreto legislativo 472/1997 che l'articolo 10 della legge 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente) dispongono che non sia punibile l'autore della violazione quando è determinata da obiettive condizioni di incertezza di una norma di legge oppure da indeterminatezza delle richieste di informazioni o dei modelli per la dichiarazione e per il pagamento. Dunque, assume rilevanza l'errore di diritto. La norma dello Statuto esclude anche gli interessi moratori.

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