Consulenza o Preventivo Gratuito

Contribuente: la regolarità evita sanzioni e interessi

del 25/09/2012
di: di Debora Alberici
Contribuente: la regolarità evita sanzioni e interessi
Il contribuente non paga sanzioni e interessi se dalle verifiche precedenti è stata ritenuta erroneamente dall'ufficio la regolarità fiscale. Deve comunque corrispondere l'imposta evasa perché in questi casi non opera il principio dell'affidamento sancito dalla Statuto.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 15224 del 12 settembre 2012.

La sezione tributaria ha dato ragione al contribuente sul fronte delle sanzioni e ragione all'amministrazione finanziaria, invece, sul versante della pretesa fiscale.

Insomma se da vecchie verifiche il cittadino o l'imprenditore è risultato a posto le Entrate non potranno più pretendere interessi e sanzioni ma soltanto la maggiore imposta non versata.

E inutile invocare il principio sancito nell'articolo 10 dello Statuto del contribuente .

In proposito i giudici del Palazzaccio hanno chiarito che l'articolo 10 della legge n. 212 del 2000, nel tutelare l'affidamento del contribuente che si sia conformato a indicazioni contenute in atti dell'amministrazione finanziaria, limita gli effetti di tale tutela alla sola esclusione delle sanzioni e degli interessi, senza incidere in alcun modo sull'obbligazione tributaria, diversamente dall'articolo 11 della stessa legge, il quale, nel disciplinare il caso con cui il contribuente si sia adeguato a un esplicito responso dell'amministrazione finanziaria, motivatamente espresso in esito alla particolare procedura dell'interpello, prevede la nullità degli atti impositivi che siano in contrasto con l'esito dell'interpello stesso.

La vicenda riguarda una società veneta. In ben tre verifiche fatte dalla Guarda di finanza la contribuente era risultata fiscalmente regolare.

In un secondo momento l'ufficio aveva spiccato un accertamento Iva per la ripresa di costi non deducibili. Subito l'azienda aveva opposto che nelle occasioni precedenti era stata definita dall'ufficio come fiscalmente regolare.

La ctp, cui era stato presentato ricorso per l'annullamento dell'atto impositivo, aveva dato ragione all'impresa. La commissione regionale aveva confermato il verdetto.

Quindi l'Agenzia delle entrate ha depositato gli atti al Palazzaccio affinché fosse annullata la doppia decisione conforme di merito. La tesi difensiva del fisco ha fatto breccia presso la sezione tributaria che ha accolto il gravame, rinviando la decisione alla Ctr del Veneto che ora dovrà chiudere il caso seguendo il nuovo principio di diritto affermato.

vota